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Let Them All Talk

Un film corale che al centro della scena pone la parola, quella scritta in particolare.

Alice Hughes (Meryl  Streep) è una affermata scrittrice americana che, per ricevere un premio nel Regno Unito, è costretta a prendere in considerazione l’idea di una crociera a causa della paura di volare. Per rendere più piacevole il lungo viaggio, durante il quale spera di riprendere la scrittura del suo nuovo romanzo, Alice invita a bordo della nave due sue vecchie amiche dai tempi dell’università: Susan (Dianne Wiest) e Roberta (Candice Bergen). Da tempo tra Alice e Roberta si sono interrotti i rapporti, dopo che quest’ultima ha accusato la scrittrice di aver lucrato sulle sue vicende personali facendone la base della trama di un suo libro di successo. Insieme alle tre donne a compiere la traversata oceanica ci saranno anche il nipote di Alice, Tyler (Lucas Hedges), la sua agente, in incognito (Gemma Chan), uno scrittore di gialli di serie B  e un misterioso uomo di mezza età di colore che legge Omero.

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Nell’arco di oltre trenta anni di attività, la produzione cinematografica di Steven Soderbergh non ha conosciuto soste, contraddistinguendosi per un ritmo di realizzazione febbrile e per una multiforme varietà di soggetti affrontati. Alla varietà di soggetti si è sempre accompagnata una costante mutazione di tonalità e registri, pur rimanendo il suo cinema sostanzialmente coerente ad una specifica attitudine di sguardo, caratterizzata da curiosità, acume, approfondita capacità di osservazione e messa fuoco. L’idea di vacanza deve essere del tutto estranea  ad uno come Soderbergh, se per  girare il suo trentesimo lungometraggio, in piena pandemia, il regista di Atlanta ha scelto di imbarcarsi in una crociera attraverso l’Oceano Atlantico a bordo della Queen Mary 2, microcosmo perfetto in cui circoscrivere le coordinate di uno sorprendente e riuscito “film parlato”.

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Let Them All Talk, come tra le righe già anticipato nel titolo, è un film che al centro della scena pone proprio la parola, quella scritta in particolare. I libri possono, nel bene e nel male, cambiare la vita delle persone: accade a tutti i numerosi personaggi in questo ennesimo film corale della filmografia di Soderbergh. “C’è sempre soltanto una parola giusta”, sentenzia una Meryl Street perfettamente calata nella parte della scrittrice trasognata e vagamente snob, in cerca di ispirazione ma in grado di elargire insegnamenti di vita sotto forma di aulici ed oscuri aforismi. Suo perfetto contraltare è Roberta: personaggio trumpiano persino nell’abbigliamento e nella prossemica, nel cui volto marmoreo si condensa il livore (personale e sociale) di una donna che per tutta la vita si è sentita ingannata e tradita. Il compito di raccordare le parabole di queste tre donne (impossibile non pensare anche ad un certo Altman) e trovare le parole giuste (ancora una volta) per raccontarle sarà affidato al più giovane del gruppo. Parafrasando Moretti, nel cinema di Soderbergh le parole sono sempre importanti. Tassello fondamentale di ogni rapporto umano, possono unire o dividere, ispirare o ferire, rivelare o nascondere.