Le Transperceneige

Le Transperceneige

Le origini di Snowpiercer nel fumetto di Jean-Marc Rochette

Esce Snowpiercer, ne parlano già tutti. L’immaginario è quello post apocalittico, che piace tanto ad Hollywood, realizzato dal regista coreano Bong Joon-ho. Ma questo ve lo diranno tutti, vi ripeteranno la trama di dieci righe all’infinito rischiando, a volte, di dirvi troppo di quello che comunque vedrete nei cinema italiani questo weekend.

A noi piace prendere invece le storie dall’inizio e raccontarvi quello che quasi nessuno in Italia ha ancora visto e, con un po’ di pazienza, potrete raccontare due chicche ai vostri amici che vi faranno balzare nell’olimpo di quelli Che-Ne-Sanno-Un-Botto. La storia che vi affascinerà sullo schermo è nata intanto negli anni ’70 da un’idea di Jacques Lob e dalla matita di Jean-Marc Rochette, pubblicata da Casterman nel 1984, un fumetto quasi dimenticato che diventò poi una trilogia fra il 1999 e il 2000. Jean-Marc diede forma a questo fumetto per ragioni economiche, pur avendo l’ambizione di diventare un pittore non poteva mantenersi con quel lavoro e siccome le “BD” avevano un momento d’oro decise di mettere da parte la passione per i paesaggi e i musei e concentrarsi su questo progetto a fumetti. La storia originale la potete scoprire fra le pagine di questo libro a fumetti esattamente come ha fatto il regista che, entrando in fumetteria, ha sfogliato qualche pagina ed è rimasto così colpito da leggerla tutta lì sul posto. In quest’articolo non vi anticiperemo nulla ma vi racconteremo invece della città del fumetto che ha appena celebrato il pittore-fumettista con una grande mostra, un evento che la nostra inviata ha visto per noi e che ha voluto raccontarci insieme ad alcune interessanti curiosità da backstage.

PSW1393320968PS530c64082ca64

Prima di entrare nella grande sala della mostra una piccola parentesi per chi non sa dove sia Angoulême, e nemmeno perché la cittadina vicino a Bordeaux sia presa d’assalto ogni anno (ormai da ben 41 anni) da una folla di professionisti del settore e appassionati di tutto il mondo diventando un’istituzione seconda solo al Comic-Con di San Diego, in California. La città si anima in modo incredibile nei quattro giorni del festival e risveglia i cittadini dal loro freddo inverno, ci sono “baloon” dei fumetti dappertutto, fumetti sui muri dove le targhe indicano le strade, fumetti disegnati sui muri di pietra delle case, fumetti per indicare i luoghi delle esposizioni e degli eventi sparsi per la città, fumetti nel castello dove ha sede il Municipio e, ovviamente, nelle pagine di tutti i libri a fumetti che riempiono palazzi e padiglioni. Armati di una buona sciarpa, di buone scarpe e di un caffè caldo con “chocolatine” (ndr. specialità del sud-ovest) si fa l’ingresso magistrale nel padiglione degli editori “big” come Dargaud, Ankama, Marvel-Panini, Casterman… Fumetti, fumetti, fumetti, fumetti dappertutto. Deambulare nei meandri “fumettosi”, sfogliare bellissimi albi, dare un’occhiata agli autori in pieno delirio da dediche disegnate: questo è il festival del pubblico che s’affanna negli stand per scoprire l’ultimo volume della serie a fumetti preferita e attendere poi delle ore per una dedica, sempre se si è così fortunati da essere estratti! I fan attendono così il loro turno come si aspetta per fare il biglietto del treno in stazione.

Alcuni vagano di stand in stand alla scoperta delle meravigliose storie illustrate, dei disegni pieni di fascino e bravura. Il festival è sparpagliato per tutta la città e il Comune mette a disposizione del pubblico navette gratuite per spostare la folla “disegnata” o, altrimenti, non resta che mettersi le gambe in spalla e andare di scoperta in scoperta attraverso questa città storica che ricorda una gotica Parigi di duecento anni fa, una sorta di Île de la Cité circondata da bastioni di epoca Romana. Dopo aver camminato per metà della città c’è la sosta obbligata per scoprire una mostra sulle tracce di un fumetto divenuto film. Basta però entrare nell’atrio per dimenticare che film fosse, perché il racconto passa immediatamente ai disegni ad altezza d’uomo che accolgono e affascinano il visitatore. I visi pallidi che sbucano dai fogli, fra tratti di carboncino e pennellate di pece, hanno lo sguardo cinematografico e intenso di un attore che non ha bisogno di parlare per raccontare. Nella retrospettiva si trovano gli schizzi del primo fumetto Le Transperceneige, il disegno originale della copertina definitiva e le bozze di quelle uscite nelle prime edizioni Casterman. Pennellate da pittore, colori dati con forza e grafiche accennate, come il logo dell’editore, sempre e solo a mano.

I disegni nelle tavole affascinano, è una storia inquietante dove l’umanità si trova tutta su un treno, unico residuo del passato ora che il mondo intero è stato distrutto dall’uomo. L’autore traduce con i suoi disegni e con questa epopea la lotta di classe, i conflitti politici, uomini che affrontano la vita e il loro destino, che lottano per la libertà. È la cronaca di un ultimo convoglio, quello dell’umanità.

Il regista coreano Bong Joon-ho ha scoperto questo fumetto per caso e l’ha portato al grande pubblico attraverso la sua telecamera, ha voluto dare lo stesso segno di Rochette al film per mantenere questa freddezza oscura di Transperceneige, mantenendo la stessa qualità tecnica e il gusto per i dettagli, come farebbe un orafo. I disegni di Rochette che sono esposti non sono solo quelli del fumetto ma sono quelli che hanno creato durante le riprese del film, ci catturano con l’emozione che contengono, la stessa identica atmosfera del film, la forza del tratto di una matita grezza e un grande ed evidente talento. Tutto questo si spiega con il fatto che l’autore non ha solo dato ispirazione con la sua opera e disegnato gli attori nella loro veste cinematografica, dipingendone il personaggio vero e proprio, ma è diventato attore e parte del film lui stesso interpretando il ruolo di un artista, memoria storica della vita nel treno stesso. Le foto esposte in mostra, prese sul set, ce lo raccontano mentre, li accanto, pezzi di carta stracciati mostrano brandelli di vita e di visi che sono veri, più veri di quelli di un attore sullo schermo.

Quest’opera ci parla finalmente di noi, della lotta incessante per far riconoscere i nostri diritti e far esplodere una gerarchia sociale. L’immagine che questo treno ci porta è anche quella della rapidità della vita e il suo avanzare inevitabile verso un determinato destino. I segni che ci mette nelle pupille ci emozionano e ci attirano, irresistibilmente. Questa storia non è solo una bella opera della nona arte (il fumetto, ndr) ma diventa ora un’opera considerevole e indimenticabile per la settima arte (il cinema, ndr).

Stremati dal tanto camminare e dall’impatto emotivo di questo racconto per immagini il luogo per far decantare il tutto è il cinema della Citè dove, ovviamente, le proiezioni sono collegate al festival. Inizia un breve documentario proprio su Rochette e, mentre le gambe riposano, scopro di più sulla sua vita, le sue passioni per i paesaggi di montagna, vedo il suo studio e i dipinti in grande formato che oggi realizza dopo averli osservati dal vivo, fotografati e fissati in piccoli acquarelli. Un uomo che ha finalmente raggiunto la sua meta, la pittura, il suo ambiente fra rocce e nevi dove tutto ha un sapore diverso. Una vita artistica che ha lasciato paesaggi innevati in un fumetto per ritrovarli, più maturi e astratti, nelle pennellate dei propri dipinti. Un destino, evidentemente, che voleva che tutto tornasse per ritrovarsi e riunirsi in questo film.

Vi rassicuriamo, esistono nel festival di Angoulême anche cose più leggere come, per esempio, un festival dentro il festival… si è così. Si agita dentro il Foff (Festival-Off) fra micro edizioni, fanzine a gogo e fumetti underground. Il luogo è anche lui meno patinato ma altrettanto ricco di charme, meno frequentato e quindi più accessibile per discutere e scoprire delle produzioni dal mondo intero, atelier che fabbricano le spille disegnate al momento e mostre così strane quanto originali. Qui forse si nasconde un artista che sarà poi riscoperto, come Rochette. Quattro giorni alla fine dei conti sono pochi, veramente pochi per vedere tutto quello che di bello offre questo festival. Perché oltre a tutto questo ci sono dibattiti, serate speciali, incontri con gli autori, concerti disegnati… inoltre bisogna scoprire la città e i suoi muri dipinti che, a volte, sono nascosti e ti colpiscono all’improvviso.

Questo festival dei fumetti è un appuntamento da non perdere, è una sorta d’immenso mercato delle belle pagine e del bel disegno, è un luogo di passaggio multiculturale e totalmente diversificato. Prendetevi del tempo, aprire gli occhi, toccate, sfogliate, osate farvi trasportare dentro un fumetto.

2014 © Chloè Nad’
Traduzione di Andrea Musso