Is the Man Who Is Tall Happy gondry chomsky

Is the Man Who Is Tall Happy? – Michel Gondry

L’ultima opera di Michel Gondry è interessante quanto rischiosa perché si trova ad aver a che fare con uno dei più importanti intellettuali del ‘900. L’influenza del pensiero di Noam Chomsky va ben al di là della stessa linguistica, dalla filosofia alla psicologia, dall’evoluzione alle neuroscienze. Senza contare il suo impegno come intellettuale anarchico e socialista libertario. Gondry lo segue a ruota libera, con leggerezza, in almeno due lunghi incontri. Lo ascolta, lo filma in 16mm e copre la sua sagoma con centinaia di disegni. Fino a quando nel finale appare e (si) svela tutto.

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Un film intuitivo, raffazzonato (solo in superficie) e tenero che lascia Chomsky solo come forma-parola, disegnato dal suo stesso verbo in un certo senso. Nei disegni Gondry cerca di visualizzare quelle parole, quasi istantanea, facendo scorrere il senso all’interno di esse. Si parte da un ambito di illustrazione letterale, passando per quella fantastica, giungendo in definitiva alla forma cartoon. Ne viene fuori un ritratto intimo e filosofico, quasi mai politico e quasi sempre accessibile.

Gondry cerca di esprimere il suo film in una forma assolutamente leggibile, come se lui stesso fosse un alunno del maestro. Quando prova a scavare nel personale infatti il maestro tentenna e a noi resta i dolcissimi disegni concepiti da Gondry. «La scienza moderna è nata nel momento in cui abbiamo accettato di lasciarci sorprendere da ciò che era ovvio», ripete più volte il maestro e l’alunno annuisce perché il suo cinema stesso è contornato continuamente di magia. Alla fine Chomsky compare e (di)spiega la sua sentenza. Il problema sta nel predicato, sempre soggettivo ed interrogativo, forse come dovrebbe essere anche il cinema. Da vedere per tutti, assolutamente, e da imparare.