THE-SECOND-GAME

The Second Game – Corneliu Porumboiu

L’ultimo film (esperimento) di Porumboiu è un viaggio all’indietro nel tempo, là dove lo sport e la sua immagine s’aggiravano tra l’epica e l’e(ste)tica; allo stesso modo è una dedica al padre mai forse troppo considerato. Il regista assieme al papà, che lavorava come arbitro di calcio durante il regime di Ceausescu, commenta le sgranate immagini di una videocassetta che mostra una vecchia partita tra le squadre del Dinamo e dello Steaua di Bucarest.

 

Inizia il match. Nevica da ore, ma il campo è tutto sommato agibile. La Steaua è una squadra tecnica, la Dinamo più fisica. Siamo nel 1988, ad un anno dalla fine del sistema, ad assistere al match ci sono anche esercito da una parte e polizia segreta dall’altra. Ma quello poco importa in fondo, le telecamere spesso staccano sulla platea quando iniziano le risse tra i giocatori, il clima da derby è vicino a quello di due fazioni prossime allo scontro; mentre proprio in campo non succede quasi nulla. Nel film regna il rapporto tra padre e figlio, il loro domandarsi continuamente non tanto come fosse quel calcio ma soprattutto quella società. Le reti rimangono bianche come il campo laddove inizia a scendere la solita goccia di malinconia. I giocatori si eclissano, il bianco invade e terrorizza il grande schermo.

La partita finisce, Adrian e Corneliu non hanno più niente da dirsi, forse tra fare l’arbitro e il regista non cambia molto, cercare l’oggettività non vuol dire mai annullare una possibile soggettività. La neve è sempre più copiosa, copre tutti e tutto cambierà. Il calcio no, rimarrà sempre lo stesso, anno dopo anno, partita dopo partita. In fin dei conti, a chi vuoi che interessi il calcio. Con questo film, l’analisi di Porumboiu sulla società si fa sempre più espansa ed interessante, un analisi che dal suo paese, attraverso il linguaggio stesso del cinema, finisce per arrivare ad una partita di pallone. Retrovisione di un paese (e di un calcio) che non c’è più, viva la malinconia.