Io Agamennone

Io, Agamennone – Giulio Guidorizzi

Il mondo nel quale ci immerge Giulio Guidorizzi è quello di Omero, ma raccontato nello spazio del romanzo, genere tipico della modernità: il libro racconta vicende mitologiche di molti millenni fa, alle quale si sono ispirate innumerevoli riscritture che hanno dato al passato nuova vitalità e al presente la forza di una memoria che sta alla base della nostra civiltà.

Basta ricordare Shakespeare, Kleist, Giraudoux, Christa Wolf e ripensare agli studi di antropologia e di linguistica, ai ritrovamenti archeologici per rendersi conto di quante siano le riletture che fanno da sfondo ad Io, Agamennone (La Feltrinelli, 2016) di Guidorizzi, rappresentato come un eroe di una società difficile e complessa, in cui ciascuno lottava non solo contro gli altri, ma anche, forse in primo luogo, contro se stesso al fine di «essere sempre il primo e il migliore», secondo l’insegnamento dato dal centauro Chirone al giovane Achille e da allora in poi dai precettori a tutti i giovani greci.

Nella cultura eroica, poi c’era un’altra battaglia, quella di tutti contro la forza ineludibile della Moira, il destino al quale nemmeno Zeus poteva sottrarsi.
Era un mondo in cui tutti sapevano che quello che sarebbe rimasto di loro dopo la morte sarebbe stato solo il ricordo affidato alle parole dei poeti, presenti e futuri.
Per questo «avere fama gloriosa» equivaleva a esistere ed essere ricordati dai posteri era l’unica forma di immortalità.

A raccontarci tutto questo è lo stesso Agamennone, nel contempo narratore e protagonista dei nove capitoli (oltre a un prologo e un epilogo) di cui si compone il libro.
Fin dall’inizio emergono due aspetti della sua personalità: da un canto è il sovrano arrogante che sottrae ad Achille la schiava Briseide, scatenandone la celebre «ira funesta»; dall’altro è un uomo pieno di umanità e di solitudine, ultimo discendente di una stirpe truculenta, le cui atroci vicende sono descritte nel primo capitolo, dedicato alla storia degli antenati.

Poi, il testo prosegue con la narrazione della guerra di Troia, raccontata attraverso la trattazione di aspetti fondamentali della civiltà omerica, a partire dalla timè, l’onore, per passare a Eros e ai poteri di Afrodite, alla funzione economica e sociale dei doni, agli inganni ai quali i due eserciti ricorrono nel corso dell’inesorabile Polemos, la guerra che insanguina per dieci anni il suolo dell’Anatolia.
E poi, ancora, un capitolo sull’anima e sul destino (Psyché e la Moira), zone oscure solo parzialmente illuminate da dèi che non si svelano mai.

Infine, il ritorno in patria di Agamennone, ucciso dalla moglie Clitennestra con la complicità del suo amante Egisto, riprende perfettamente il racconto di Eschilo nell’Orestea.

È questa la riscrittura omerica di Guidorizzi, affascinante, in perfetta conformità con la tendenza contemporanea a non porre una netta cesura tra saggistica e romanzo.