Wonder

Wonder – R.J. Palacio

Copertina azzurro cielo, elettrico, grafica semplice, quasi infantile, e un titolo, Wonder (Giunti, 2012), che sa di romanzetto rosa per adolescenti. Ecco come si presenta, a un primo sguardo, il romanzo d’esordio della scrittrice R. J. Palacio, all’anagrafe Raquel Jamillo. Ma non bisogna lasciarsi ingannare dalle apparenze: si tratta, infatti, di un vero e proprio piccolo capolavoro, che tocca le corde più profonde del cuore, e lo fa con disarmante semplicità, e tanta meraviglia.

Proprio in quel titolo, Wonder, troviamo già da subito un elemento fondamentale: un concetto difficile da tradurre, che indica quella sensazione di stupore e incredulità provocato da qualcosa che va oltre le nostra capacità di comprensione e immaginazione. In questo caso, a suscitare tali reazioni contrastanti, è il piccolo August, che fin dalle prime pagine si presenta con schiettezza: “So di non essere un normale ragazzino di dieci anni. Sì, insomma, faccio cose normali, naturalmente. Mangio il gelato. Vado in bicicletta. Gioco a palla. Ho l’Xbox. E cose come queste fanno di me una persona normale. Suppongo. E io mi sento normale. Voglio dire dentro. Ma so anche che i ragazzini normali non fanno scappare via gli altri ragazzini normali tra urla e strepiti ai giardini. E so che la gente non li fissa a bocca aperta ovunque vadano.”

Infatti August è affetto dalla sindrome di Treacher-Collins, una rara malattia congenita che comporta una completa alterazione della fisionomia della testa e in particolare del volto. Wonder diventa allora un vero e proprio diario del primo anno di scuola di Auggie, il quale dovrà uscire dal nido protettivo e sicuro della famiglia per affrontare la sua paura più grande: l’incontro con gli altri.

 

L’adolescenza, d’altronde, è già un momento difficile di suo, figurarsi poi con un volto che, di primo acchito, suscita sgomento e disgusto. Ma il ragazzino non si demoralizza: con il coraggio di un giovane apprendista Jedi, come in Guerre stellari, il suo film preferito, affronterà le proprie debolezze, fornendo il pretesto per toccare, con uno stile apparentemente infantile, temi forti come scuola, bullismo, amicizia, famiglia e ricerca d’identità.

Un volume che rientra nella narrativa per ragazzi, ma che tutti dovremmo leggere, portatore di un messaggio universale che trasforma il pregiudizio in inaspettata, meravigliosa sorpresa: è quella paura del diverso che da sempre ci attanaglia, sia diversità di etnia, di cultura, di lingua, di colore della pelle o, come in questo caso, semplicemente di canoni estetici. Un tema attuale, oggi come non mai, che attraversa altresì la storia delle letteratura: dal personaggio omerico di Tiresia al Rosso Malpelo di Giovanni Verga, dalla Fosca di Ugo Tarchetti, dove l’handicap fisico diventa sinonimo di abbruttimento interiore, al suggestivo “gobbo” del Notre-Dame de Paris di Victor Hugo.

Nonostante i pregiudizi che continuiamo a trascinarci dietro dalla notte dei tempi, qualcosa forse sta cambiando: un esempio, che ben poco c’entra con i libri, ma può diventare un vero e proprio paradigma di questa positiva controtendenza, è la recente campagna pubblicitaria del noto brand iberico di abbigliamento Desigual: protagonista, la modella Chantelle Harlow, splendida dicannovenne, misure perfette, sguardo magnetico, fascino da vendere. La solita belloccia da copertina? Non esattamente, perché la ragazza ha saputo trasformare un “difetto”, se così si può dire, nella sua forza più grande: la vitiligine, che rende la sua pelle multicolore, affatto uniforme, si trasforma così in un elemento di originalità, che suggerisce un’estetica alternativa, stimolando ad osservare il mondo attraverso nuovi canoni.

Chantelle

Esempi semplici ma di grande impatto emotivo, che ci mostrano come, ancora una volta, la diversità, in tutti gli ambiti del quotidiano, si manifesti come una costante e inesauribile fonte di ricchezza universale.