BURNT

Il sapore del successo – John Wells

Adam Jones (Bradley Cooper) è uno chef di successo, avendo raggiunto due stelle Michelin in un noto ristorante di Parigi. Provato da una vita eccessiva e sregolata e da un’’ambizione accecante, Adam finisce per rovinare la sua carriera, entrando in conflitto coi colleghi e cadendo in un inesorabile oblio. Dopo un periodo di volontario esilio, che vive come espiazione, Jones torna sulla scena, a Londra, con il chiaro intento di formare un gruppo di talentuosi cuochi e di ottenere la tanto agognata terza stella Michelin. Troverà, lungo la sua strada, le ombre del passato, le gelosie dei suoi concorrenti e il pesante fardello delle sue insicurezze personali.

John Wells, regista dell’’apprezzato I segreti di Osage County, riesce a raccogliere attorno a sé, come nel suo film precedente, un cast stellare, tra protagonisti e brevi comparsate: da Bradley Cooper a Siena Miller, da Uma Thurman a Emma Thompson, da Omar Sy fino al nostro Riccardo Scamarcio. Tanto valore, autoriale e di pubblico, non permette a Wells di dare vita ad un film degno di nota. Il tema culinario, tanto di moda negli ultimi anni, trainato dalla notorietà delle ChefStar di tutto il mondo (tra cui si distinguono anche i cuochi della fortunata edizione italiana di MasterChef), non lascia il segno.

Il sapore del successo bradley cooper

Un film a tema, scontato, dalla morale precotta, che propone un modello di autoaffermazione fuori dal tempo. La parabola dell’’eroe, “due volte nella polvere, due volte sull’’altar”, ci insegna lapalissiane verità: che i sogni vanno coltivati, che il successo richiede sacrificio, che la vittoria è il risultato della collaborazione, che le proprie paure vanno affrontate.

In più, il modello valoriale incarnato da Adam Jones (ma anche dai suoi cuochi), legato all’’incondizionata ricerca dell’’affermazione personale e del successo, passando per l’’umiliazione di sé e degli altri, è valido nella fiction (Cracco docet) ma sempre meno valido nel mondo reale, nel quale emerge una nuova attenzione alla qualità della vita e delle relazioni.

Dal punto di vista estetico Il sapore del successo sembra essere più convincente: le immagini dei cibi cucinati, le atmosfere culinarie, la cura dei dettagli rivelano il culto del cibo e il valore anche visivo del cucinare. Lo Chef diventa, con un po’ di esagerazione, un artista ispirato, un genio inarrivabile e talentuoso da imitare, un magico demiurgo, affabulatore dei sensi. Tra guerre tra chef, arte dell’’impiattamento, sedute di psicoterapia e gangster, il film risulta un discreto thriller culinario, condito con assaggi romantici e mal presentato da un titolo senza mordente, adattamento dall’’originale Burnt, che lo aiuta a confondersi tra migliaia di altri.