nymphomaniac

Nymphomaniac – Lars von Trier

Vol. I

Dove eravamo rimasti? È il 2011 e si sono da poco spenti i clamori dovuti alle dichiarazioni che Lars von Trier ha rilasciato durante il Festival di Cannes (facendo diventare il regista “ospite non gradito”), quando improvvisamente viene ufficializzato il titolo del suo nuovo film: Nymph()maniac. Ed è nuovamente il caos mediatico, con le due fazioni della critica schierate tra haters e devoti, pronte a battersi a suon di articoli prima ancora che il film diventi realtà. Ora, a distanza di due anni e mezzo, il film è finalmente arrivato nelle sale di mezzo mondo, ma la situazione non è cambiata.

Joe (Charlotte Gainsbourg) viene ritrovata priva di sensi in un vicolo da un vecchio e affascinante scapolo (Stellan Skarsgard), il quale vedendola in affanno e con brutte ferite decide di portarla a casa sua per ospitarla e prendersi cura di lei. Incuriosito dalla giovane ragazza e dal suo comportamento autodistruttivo decide di farsi raccontare la sua storia, una storia che porterà Joe a definirsi, sin dall’età dell’infanzia, una ninfomane. Inizia così a raccontare la sua vita, fatta di incontri, avvenimenti e sorprese più o meno piacevoli.

nymphomaniac vol 1

Girato in due diverse versioni (una versione soft di quattro ore e una hardcore della lunghezza complessiva di cinque ore), suddiviso in due volumi e raccontato in otto capitoli, Nymph()maniac chiude la trilogia sulla depressione iniziata con Antichrist e proseguita poi con Melancholia: tre film, tre diverse espressioni di uno stato d’animo oscuro e ancora poco conosciuto, tre diversi complementi oggetto di uno stesso soggetto con lo stile inconfondibile del regista danese a fare da predicato.

nymphomaniac vol 1 gainsbourg skarsgard

Se prima infatti il “chaos regnava”, ora la lucidità della forma del racconto è assoluta: se da una parte è Joe a raccontare la propria vita senza il timore di ricevere critiche o giudizi da Seligman, dall’altra è quest’ultimo ad aiutarla in un’autoanalisi del proprio Io. C’è curiosità nelle sue domande, non morbosità. E tutto avviene come se stessimo assistendo ad una conversazione tra filosofi della Grecia Antica: si passa così dalla metafora della pescatrice esperta a quella della successione di Fibonacci (irriverente l’utilizzo della grafica in questo punto) fino ad arrivare al preludio corale di Bach in cui tre voci, ognuna con il suo carattere, raggiungono la polifonia. E tutto questo raccontato con l’ironia tipica del regista danese, sempre attento a non superare il labile confine del grottesco, di cui è padrone, e cadere nel ridicolo.

Vol. II

“Non sento nulla”. Finiva con queste parole il primo volume di Nymphomaniac. Dopo aver esplorato la sua sessualità nei più disparati modi e aver finalmente scoperto con Jerome il segreto del sesso, ovvero l’amore, Joe subisce un arresto emotivo, fisico e psicologico. Niente più orgasmi, niente più desideri, niente più stimoli sessuali: la vita di Joe si fa quasi “ordinaria”, diventando moglie e madre. Fino a quando decide di provare a risvegliarsi con l’uso di nuovi metodi anticonvenzionali, primo fra tutti quello basato su una comunicazione verbale impossibile.

Tre soli capitoli vanno a costituire il secondo volume che, insieme al primo, vanno a costituire l’opera omnia del cinema di von Trier, suggellata anche da un episodio in cui il regista danese si autocita. Tre capitoli in cui l’ironia lascia il posto alla violenza, sia manifestata sotto forma di pene corporali sia sotto forma verbale. Ora il racconto acquista toni ben più cupi e angoscianti; laddove prima vi era la curiosità e il desiderio di scoprire la propria sessualità, ora c’è la passione con tutto il significato che questa parola si porta dietro: sofferenza, condizione di passività rispetto all’azione e dolore.

nymphomaniac vol 2

Un dolore che pian piano si trasforma in piacere, poi in perversione (come dimostra tutta la sequenza con Jamie Bell/K, dove si raggiungono picchi di difficile sopportazione) e per ultimo raggiungere una forma di penitenza autoinflitta. Una penitenza che diventerà però ben presto uno strumento per ritrovare se stessa e che le farà acquisire un nuovo punto di vista sulle cose.

Se l’ironia ha lasciato il posto alla violenza e la curiosità si è trasformata in passione, anche le metafore utilizzate da Joe e Seligman hanno subito qui un’evoluzione: non più riferimenti scientifici, aritmetici o comunque basati sulle scienze applicate bensì religione e iconografia sacra fanno ora il loro ingresso nel dialogo tra i due protagonisti. Del resto chi meglio della religione poteva spiegare il significato di passione?

nymphomaniac vol 2 gainsbourg dafoe

Von Trier innalza così il livello del dialogo a temi quali razzismo, democrazia e parità dei sessi e, a suo modo, ne decreta il vincitore: l’Uomo è una razza debole, incapace di dominare i propri istinti e che per questo merita un castigo. Un castigo che non è altro che un ironico scherzo del destino.