lars von trier

Lars Von Trier

100 registi (e tantissimi film) che migliorano una vita

Sono convinto che a Lars Von Trier le mezze misure non piacciano e il fatto che il pubblico si divida in modo così netto nei suoi confronti ne è la prova tangibile: il suo cinema o si ama follemente o si odia intensamente. È inammissibile l’indifferenza. Ovviamente chi vi scrive appartiene alla prima categoria e sono convinto che al di là delle provocazioni e delle polemiche che spesso lo accompagnano, Von Trier sia uno dei più talentuosi autori su cui il cinema europeo può contare.

Ha dimostrato di conoscere, possedere ed essere in grado di domare il linguaggio cinematografico, passando dal Dogma 95 (manifesto fondato nel 1995 in cui si professava contrario ad ogni tipo di effetto speciale, compreso le colonne sonore e le scenografie, oltre all’uso perenne della macchina da presa a mano) ad uno stile molto più sofisticato, rigoroso e attento all’estetica dell’inquadratura degli ultimi anni e ha creato alcuni dei personaggi femminili più belli degli ultimi anni. Non è un caso che quattro delle sei attrici con cui ha lavorato nei suoi ultimi film abbiano poi vinto ogni premio in gara (basti pensare alla Selma/Bjork di Dancer in the Dark). Con la prima trilogia “Europa” ha raccontato il collasso sociale che il Vecchio Continente stava attraversando, mentre, con la successiva (quella sugli “Inetti”) ha spinto l’acceleratore su un’emotività più morbosa ed instabile. Ma è con Dogville che Von Trier ha spezzato un equilibrio per sempre, spogliando il Cinema e portando l’Uomo a vergognarsi di se stesso.