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Il regno d’inverno – Nuri Bilge Ceylan

Nell’ultimo lavoro di Nuri Bilge Ceylan l’inverno segna il tempo, gli stati d’animo, le impossibilità e le attese di un mondo intero. Tre ore nascoste dalla neve come dalla nebbia, due impossibilità di vedere nella dura ma amata Anatolia. L’Hotel Othello regna sull’altopiano anatolico, a dirigerlo ci sono un ricco ex attore teatrale e sua moglie, molto più giovane di lui. Quando il freddo si mostra pochi accorrono in quel luogo, pochissimi turisti si presentano. Al principio il non detto che impone il suo dire e l’operosità del tempo che a volte divide anche chi si ama sono i temi centrali di un film ipnotico, che non potrebbe finire mai, o che forse non potrebbe nemmeno esistere al di fuori della (sua) storia.

Tutto è retto attraverso la differenza d’estrazione dei due protagonista, che mostra allo stesso modo l’espressione di una Turchia sempre più difficile da leggere. Ceylan tratteggia un protagonista lentisssimo, vacuo e malinconico, un antieroe per cui è quasi impossibile parteggiare. Anche tutti coloro che gli ruotano intorno si perdono ossessivamente in discorsi, sogni, aspirazioni, ma senza quasi mai agire direttamente. La dignità forse sta allora nella follia, nello stadio di coloro che non hanno direttamente un ruolo sociale da mantenere. Il resto è una continua astenia, tra la notte e le nevicate, i viaggi e le ubriacature. Luci bergmaniane e tante parole checoviane, un mondo paese in cui tutto ruota ma infondo non si muove nulla.

Ceylan con Il regno d’inverno però abbandona il silenzio per la parola, che diventa quasi subito, ossessiva stratificata ed eccessiva. Allo stesso modo la macchina da presa si muove funzionalmente nel aprire lo sguardo e definire i contorni di quella terra. Qualsiasi scelta noi possiamo fare è sempre legata agli altri, allo stesso tempo qualsiasi ipocrisia fa parte di tutti, ogni giorno. Sta tutto nel (soprav)vivere. Un film che è un grande affresco su come nulla cambi, e nemmeno noi possiamo mai davvero cambiare, inverno dopo inverno. In fondo altra copiosa neve cadrà, a coprire anche la memoria. A coprire qualsiasi parola (non) detta.