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Diversamente, come? – Nadàr Solo

Esce il nuovo album dei Nadàr Solo, ma di novità non ce ne sono molte.
A distanza di tre anni dal primo lavoro, il trio torinese torna con Diversamente, come?. Sarà anche il titolo di un album che sta facendo il giro delle webzine ma, più che altro, è una domanda che vorrei porre alla band: ho ascoltato l’album, diversamente come?
Cosa c’è di nuovo?

Undici brani che si mordono la coda in un narcisistico rispecchiarsi nella stessa acqua. Rock italiano dalle frasi psicotiche supportate da chiacchiericcio percussivo.
Eppure il potenziale è evidente, tanto che Pierpaolo Capovilla apprezza il lavoro di Matteo De Simone, voce e basso dei Nadàr Solo, e compone a quattro mani il primo singolo estratto Il Vento.
“Diversamente, come?” è uscito all’inizio del 2013 per la Massive Art Records.

Il primo brano Non Conto Gli Anni è un vettore di energia dalle chitarre sbarazzine che sembra pensato per colonizzare le radio di tutte le macchine; Tra Le Piume porta avanti l’atmosfera tempestosa con una batteria rovente e un assolo a metà tra il rock e il cazzeggio da taverna; Il Vento, primo singolo estratto che vi dissi poc’anzi, raccoglie l’energia mastodontica di Capovilla e l’ammassa in un’unica mastodontica canzone e ti chiedi se ai Nadàr Solo piaccia vincere facile.

Il quarto brano è La Ballata del Giorno Dopo, un lamento condito da un rif semplice; L’Abbandono è, finalmente, una ventata d’aria fresca, un brano ben costruito che mette in risalto le doti della band; Le Case Senza Porte ha energie sempre crescenti ma il ritmo e l’enfasi sono diversi, il mood si accartoccia su se stesso in una riflessione rassegnata sui rapporti interpersonali; chitarre acustiche e cori per Quel Sabato Mattina e un’ambientazione, invece, fin troppo pop per Maggio Giugno Luglio; arrivati Le Ali e Perso si è ormai certi che i Nadàr Solo abbiano patito ogni sorta di dolori alla “Giovane Werther” e abbiano deciso di raccontarli saccheggiando il repertorio musicale italiano; l’album si conclude con I Tuoi Orecchini, racconto psicopatico di un amore dall’arrangiamento sincopato.

Eddai che il potenziale c’è, ma manca ancora un pizzico di creatività che assicuri un mattoncino con il vostro nome ben incasellato nel muro dell’underground rock poetico italiano. Vi auguriamo di non acciambellarvi su un mucchio di rottami ma di trovare una direzione personale.