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El Pintor – Interpol

Anno 1998, sobborghi di New York. Nasce una band che nel giro di pochi anni riuscirà a ritagliarsi un posto di tutto rispetto nel panorama della musica indie, fino a diventarne una delle realtà più solide.

Parliamo degli Interpol, newyorkesi doc, gruppo che abbraccia uno stile a metà strada tra post-punk e new wave, con l’intento di ricercare un sound che sia il più minimal possibile, senza sfociare in virtuosismi inutili e attingendo a gruppi dal passato glorioso (Joy Division su tutti).

Risale a pochi mesi fa – Settembre 2014 – il loro ultimo lavoro in studio, si intitola El Pintor, un disco che riprende, almeno in parte, quel loro cupo indie-rock che tanto ci aveva fatto affezionare al gruppo d’oltre oceano. Ovviamente non si può paragonare El Pintor (anagramma del loro nome) ai primi dischi della band; album come Turn on the Bright Lights e Antics rimarranno per sempre le loro punte di diamante, soprattutto il primo che è entrato di diritto nella hall of fame dei dischi del nuovo millennio. Di certo però un grande passo in avanti, rispetto ai loro ultimi due lavori – Our Love to Admire e l’omonimo Interpol – è stato fatto.

L’album prende il via con il singolo All the Rage Back Home e già dalle prime note si comprende come la band di Paul Banks &co. abbia messo tutta sé stessa nella creazione di questo lavoro. Il singolo sembra essere una prosecuzione naturale di Turn on the Brigh Lights e mette in scena gli Interpol di un tempo, quelli veri, una band insomma non abituata a mezzi termini.

Nel nuovo disco il gruppo ha rimodulato la sua storica formazione: ha perso, infatti, il bassista Carlos Dengler, senza che questo portasse a cali estremi nel loro sound, né a stravolgimenti eccessivi di stile; anzi le collaborazioni con Brandon Curtis (The Secret Machines), Roger Joseph Manning Jr. (Beck) e Rob Moss (Bon Iver) hanno arricchito ancor di più un progetto che si è fatto apprezzare in maniera quasi del tutto completa; continuano ad esserci delle cadute di stile, ma quello che avevano da dire, gli Interpol l’hanno già detto.

Sotto l’aspetto lirico ci troviamo di fronte, almeno in parte, al ritorno di quei testi che, rimbalzano tra la malinconia intrinseca dell’essere umano e quell’aria di romanticismo che abbiamo assaporato all’inizio della loro carriera musicale. Pezzi come My Desire o Everything is Wrong rimarcano questo profilo nascosto che la band di New York aveva mascherato nei due lavori passati e che, in punta di piedi e quasi inaspettatamente, abbiamo ritrovato.

Dieci tracce che toccano un buon livello musicale e che hanno avuto il merito di far riscoprire quegli Interpol che, forse per troppo tempo, avevano perso di vista il loro vero cammino.