Suspiria-2018

Cronache dal Lido #4 – Venezia 75

Suspiria – Luca Guadagnino

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La prima cosa da precisare riguardo a Suspiria di Luca Guadagnino è che si tratta di un remake diverso rispetto al capolavoro del 1977 diretto da Dario Argento. La storia di base è la stessa, ma ci sono delle modifiche sostanziali e delle aggiunte che rendono questo film un’opera nuova e lontana dall’originale. Siamo negli anni Settanta, nella Berlino divisa, e la promettente ballerina Susie Bannion (Dakota Johnson) entra a far parte della prestigiosa scuola di danza diretta da Madame Blanc (Tilda Swinton). Dietro alla compagnia di ballo, però, si nascondono forze oscure legate alla magia nera.

Luca Guadagnino si ispira al film di Argento per dare una propria lettura del Male che si annida nel mondo, che sia esso soprannaturale, come quello delle streghe, oppure tristemente reale come quello provocato dal nazismo. L’orrore è metaforico, ma visivamente potente e disturbante; Suspiria ci regala alcuni momenti davvero agghiaccianti e visionari, diretti benissimo e recitati altrettanto bene dalle protagoniste. Il film di Guadagnino si muove sulle note di una bellissima colonna sonora realizzata da Thom Yorke e procede a passi di danza con magnetiche coreografie ispirate al lavoro di Pina Bausch (su cui è ricalcata la figura di Madame Blanc). Suspiria è un viaggio macabro, un horror d’autore ricco, denso, che fa desiderare una seconda visione.

Giulia Bona

Peterloo – Mike Leigh

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Quella del 19 Agosto 1819 è una data che ha segnato profondamente la storia della democrazia inglese. Durante una manifestazione pacifica per la rivendicazione del suffragio universale guidata e ispirata dalla figura di Henry Hunt, 600 contadini e operai provenienti dal Lancashire e da alcune lontane province del Nord, si radunarono nella piazza di St. Peter’s Field a Manchester. L’esercito ricevette l’ordine di soffocare sul nascere ogni pericolo, sebbene remoto, di rivolta armata, provocando 16 morti e centinaia di feriti tra i manifestanti.

I cronisti dell’epoca ribattezzarono quel tragico evento “Peterloo”, sottolineando come avesse rappresentato una clamorosa sconfitta interna per quella nazione che solo 4 anni prima aveva piegato le truppe napoleoniche a Waterloo. A quella battaglia aveva partecipato un giovane soldato britannico, caduto durante gli scontri di Manchester. É a lui che Mike Leigh dedica il suo film, un solido film di ricostruzione storica di forte impegno civile. Forse meno ispirato del suo precedente, Turner, ma comunque in grado di catturare raccontando una pagina di storia che parla a tutte le disuguaglianze della nostra contemporaneità.

Stefano Lorusso

Doubles vies – Olivier Assayas

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A due anni dalle tinte paranormali di Personal Shopper, lo sceneggiatore e regista francese Olivier Assayas torna in Concorso a Venezia 75, cambiando registro e calcando il terreno della commedia graffiante. Già dal titolo (Doubles vies = doppie vite) si mira a scoperchiare un vaso di Pandora di ipocrisia e dissimulazione, che coinvolgono due coppie – un’attrice e un editore; uno scrittore in attesa di pubblicazione e la sua compagna attiva in politica – nonché un’esperta di teorie digitali.

Da un lato Assayas imbastisce fra i personaggi dibattiti appassionati (analogico/digitale, tendenze future dell’editoria, target di mercato, ecc.) disvelando sottilmente opinioni opportunisticamente plasmate dalle situazioni, al fine di salvare rapporti altrimenti compromessi; dall’altro lato esplicita tradimenti e bugie mostrando l’assoluta nonchalance nel compiere tali atti. La scelta di ricoprire l’intera pellicola di dialoghi fiume è forse il limite di un film non immediato ma validissimo nel suo intento critico, senza negare anche qualche amara risata.

Marco Ceriotti

Continuer – Joachim Lafosse

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Il film Continuer, adattamento del romanzo di Laurent Mauvignier, presentato all’interno delle Giornate degli Autori, sembra poter costituire un momento di cambiamento per il cinema di Joachim Lafosse.

Ancora una volta il regista belga si occupa di un tema familiare, più precisamente di un difficile e tormentato rapporto tra madre e figlio. Tuttavia, se nei precedenti À perder la raison e Dopo l’amore, film più che apprezzati a Cannes, l’occhio clinico di Lafosse si indirizzava verso un’indagine dei rapporti familiari e delle loro complessità posizionata in spazi chiusi, fissata, anzi, in quelli che si possono definire dei veri e propri quadri interni, nel nuovo Continuer, egli sceglie di ambientare la vicenda madre/figlio in uno spazio aperto e quasi sconfinato, fatto di paesaggi remoti, tanto incontaminati quanto, talvolta, ostili.

La protagonista Sybille intraprende, infatti, con il figlio Samuel, ribelle e aggressivo nei suoi confronti, un viaggio a cavallo attraverso le terre del Kirghizistan. A poco a poco, tra i due inizia a formarsi un sodalizio che vede subentrare ai sospetti e alle recriminazioni un silenzioso affetto e una reciproca maggiore conoscenza. Scoprendosi a poco a poco, madre e figlio riusciranno a ricomporre la frattura del loro rapporto, una ricomposizione voluta fortemente da Sybille, che nella sua nervosa inquietudine e taciuta paura di perdere l’affetto del figlio, trova il tempo di affidare i suoi pensieri ad un diario custodito gelosamente. Saranno questi pensieri, rivelati solo alla fine, a mostrare appieno l’aspetto materno di Sybille, trattenuto nelle pieghe del suo vissuto, e a mostrare quanto Samuel, da figlio, difficilmente riesca a vedere nella figura della madre una donna che ha dei desideri e delle attrazioni.

Continuer ha rappresentato per Lafosse l’occasione di concentrarsi sul legame tra madre e figlio, così misterioso e difficile da spiegare, affidandosi, con il tema del viaggio ad uno spazio finalmente aperto, che permette di seguire la drammatica dolcezza dei cambiamenti che avvengono tra i due.

Giulia Angonese