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Cristiada – Dean Wright

Siamo in Messico, negli anni Venti. Il Presidente Messicano Calles, impegnato nella modernizzazione del paese, decide di limitare, attraverso l’uso della forza, la libertà di culto causando la reazione violenta del popolo messicano ed in particolare degli uomini e delle donne di fede cattolica, i cosiddetti “Cristeros”. Unite le forze contro il Presidente, i Cristeros trovano nel generale Gorostieta (Andy Garcia), un ex generale dell’esercito in pensione, un valido alleato. Nonostante sia ateo, decide di aderire alla rivolta per la sua fede nella libertà e a trasformare un manipolo di combattenti improvvisati in un esercito motivato di guerrieri.

Nonostante trama e rappresentazione da kolossal, Cristiada rivela ben pochi punti di forza. Presentato come una “storia vera emozionante e imperdibile” il film non è in grado al contrario di emozionare davvero, lasciando la sensazione di una pellicola d’altri tempi, priva di originalità visiva e creativa, nonostante un cast piuttosto qualificato (Andy Garcia, Eva Longoria, Peter ‘O’Toole) e le credenziali visive del regista, noto per essere stato Direttore degli effetti speciali di Titanic, Il signore degli anelli e Le cronache di Narnia.

Cristiada racconta un fatto storico che assume, nelle mani del regista, i contorni dell’inverosimile, puntando su personaggi bidimensionali, retorici e portati all’eccesso. Lo stesso Andy Garcia non dà il meglio di sé, interpretando un personaggio a tratti rude e disturbante, a tratti dolce e sensibile, ma mai particolarmente empatico. Il film si snoda tra l’enfasi della vocazione cattolica, il tema del sacrificio, la retorica della libertà, i buoni sentimenti e la finzione del discorso politico, fazioso e arrogante. Indugia sui personaggi sacrificali, come il vecchio prete martire o il giovane eroe bambino, di recente santificato da Benedetto XVI, per poi infilarsi nel racconto superficiale della difficile conquista della leadership del generale, che passa attraverso la rivalità maschile e di classe.

Un film che ci parla di libertà, fede, coraggio, telefonando ben presto la facile morale, affidata ai personaggi o ad una voce fuori campo: “Libertà è casa nostra… difenderla o morire per lei… è un dovere e un diritto…”. Tutto già visto e sentito. Un Braveheart dei poverissimi, dipinto di giallo e oro.