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Corpo estraneo – Krzysztof Zanussi

Esce in questi giorni, nelle sale italiane, Corpo estraneo l’’ultimo lavoro del regista polacco Krzysztof Zanussi, presentato per la prima volta al Festival di Toronto 2014.

La vicenda narrata nel film ha inizio in Italia, dove il giovane Angelo sta cercando di capire se la sua relazione sentimentale con una ragazza polacca, Kasia, può ancora andare avanti. La ragazza, infatti, pur innamorata di Angelo, ha deciso di entrare in un convento per diventare suora, spinta da una forte vocazione. Indotta dal padre, contrario a questa scelta e fatto entrare in scena come il più classico dei razionalisti non credenti, Kasia ha un ultimo incontro di commiato con Angelo. Quest’ultimo, anch’’esso fervido credente, capisce la posizione e la scelta della ragazza ma, profondamente innamorato e speranzoso in un suo cambio di propositi, la segue in Polonia, dove trova lavoro in un’importante multinazionale. A capo dell’’azienda vi è la cinica Kris, donna dai tratti diabolici, che cerca in tutti i modi di sedurre Angelo e di insinuare in lui il seme della corruzione morale, spingendolo a condotte lontane dalla sua integerrima correttezza e dal suo caritatevole altruismo.

Corpo estraneo Zanussi

Tramite questa vicenda, le cui trame dinamiche si sviluppano secondo una scontatissima linearità, Zanussi si propone di affrontare l’’annoso tema della fede messa a repentaglio dal cinismo di coloro che si piegano a logiche secolari, utilizzando peraltro l’usurato tema del capitalismo contemporaneo che pare solleticare le ambizioni umane più sfrenate. Il settantaseienne regista ha, infatti, affermato: «Se alla mia età si torna dietro alla macchina da presa è per una ragione: invitare a ritrovare un’’integrità. Un cristiano non può venire a patti con le leggi di un’economia selvaggia, diventa un corpo estraneo. Dovremmo cercare di esserlo un po’ tutti, c’’è bisogno di un nuovo anticonformismo coraggioso».

Sotto questo profilo e sotto una matrice religiosa ben evidente, il tutto va ad assumere dei contorni piatti, al limite del banale, soprattutto per ciò che riguarda la psicologia dei personaggi. In particolare, la manager dell’azienda si muove secondo toni caratterizzati da un’esasperazione rabbiosa tale da risultare poco convincente e persino stridente rispetto ad una plausibile situazione reale.

Inoltre, anche se si possono scorgere degli spunti interessanti, come la figura della madre di Kris dall’’oscuro passato, lo sviluppo dei temi affrontati, nel suo voler essere alla base di un’edificazione morale, è troppo netto e unilaterale, troppo dipendente dalla distinzione tra bene e male, tra la morale cristiana e la presunta trasgressione distruttiva dei tempi attuali. Se anche, insomma, si palesano, appena accennate, delle pieghe più problematiche, queste vengono subito appiattite e annullate dagli esiti prevedibili cui vanno incontro i vari personaggi: la mistica notte nera di Angelo, la deriva di Kris che forse non voleva cedere completamente alla logica del cinismo e cercava un po’’ di salvezza, la tempesta che circonda il convento nelle ultime battute del film.

Una visione basica e binaria di per sé non è negativa, non impedendo alcun tipo di riflessione o complessità; tuttavia, in Corpo estraneo, la logica morale presente è probabilmente troppo semplicistica per assurgere al poter essere minimamente significativa.