la madre carmen maura

La madre – Angelo Maresca

Il suono delle onde del mare. Il silenzioso rimbombare dell’infrangersi dei flutti sulla spiaggia deserta, una ragazza, sola, sporca di sabbia. Poi il salto, nel buio, nel silenzio di un uomo che si gode il suo bagno caldo e di una donna che lo ascolta dall’altra parte della casa. Comincia così La madre, opera prima di Angelo Maresca, epopea interiore di un uomo, Don Paolo, combattuto tra l’amore assoluto e spirituale verso Dio, e quello fisico e umano verso Agnese. Solo dopo un voluttuoso amplesso scopriamo la devozione di Don Paolo e il tormento di sua madre, Maddalena, che cerca di allontanare suo figlio dalla lussuria bionda. L’inizio è tragico, sensuale, silenzioso e oscuro.

La Madre è un adattamento del romanzo omonimo di Grazia Deledda, scrittrice premio Nobel a inizio Novecento, e racconta la storia di Don Paolo (Stefano Dionisi), un giovane sacerdote che vive con la madre Maddalena interpretata dalla formidabile Carmen Maura. Lei è ossessiva, protettiva fino al punto da seguire il figlio fino a tarda notte mentre lui va a casa della sua amante (Laura Baldi). La visione scatena in lei un tormento interiore tanto forte da farle avere le visioni di un sacerdote empio e lussurioso (Don Quirico, interpretato da Luigi Maria Burruano) prima, specchio fantasmagorico del figlio, e di uomini e donne nude poi, tanto in giro per casa quanto nella chiesa dove Don Paolo celebra le sue messe. Sfondo di questo melodramma dalle tinte thriller è la scenografia reale e irreale insieme dell’Eur, il quartiere alla periferia di Roma, dove la cognizione del tempo è persa e dove la modernità è data dalla classicità.

Le tinte che caratterizzano il film tendono al grigio e all’azzurro ghiaccio, colori impostati dalla magistrale fotografia di Vittorio Omodei Zorini che rimbombano cupi nelle alte location riprese geometricamente a campo largo dalle oculate scelte registiche di Maresca. Ne deriva un film cupo, torbido, dove le parole sono misurate e i rumori di tutti gli oggetti di scena, seppur minimi, tuonano pesantemente nelle orecchie dello spettatore quanto nell’animo combattuto di Don Paolo.

Lascia una sgradevole sensazione il finale aperto con cui Maresca ha deciso di coronare il suo primo lungometraggio, una conclusione che non trova spiegazione e lascia un senso di incompiuto che ricade negativamente sul giudizio complessivo dell’opera. Come anche fastidiose possono risultare le musiche composte da De Luca e Forti: belle sì, ma spesso troppo invadenti. Nonostante ciò, si può certamente giudicare positivamente questa prima incursione del regista e attore teatrale nel mondo cinematografico. Un’opera prima che lascia ben sperare per il futuro del cinema nazionale.