Krzysztof Kieslowski

Krzystof Kieslowski

100 registi (e tantissimi film) che migliorano una vita

Krzystof Kieslowski (1941–1996) ha saputo come pochi coniugare ricerca linguistica e attenzione ai più profondi e misteriosi sentimenti umani, fino a realizzare film autenticamente filosofici, pieni di fascino e di mistero, avvolti nell’inquietudine prodotta dal caso e dal dubbio, e in tal senso espressioni esemplari della modernità.

Kieslowski possiede un’inconfondibile personalità cinematografica. Il suo cinema, difficile, esplora la condizione umana in tutte le sue forme; è così esigente con se stesso che non sorprende che lo sia anche con gli spettatori; pare sottolineare che i veri problemi sono sempre dentro di noi. Nelle sue opere è duro e spietato ma sempre lucido e razionale; pessimista totale e definitivo, guarda con un occhio puro e cinico la bassezza e la doppiezza dell’essere umano. È entrato nella storia della cinematografia con Decalogo, dieci film per la tv polacca di circa un’ora ciascuno.

Decalogo 5, 1988

Decalogo 5, Krzystof Kieslowski, 1988

Un’opera ciclopica scritta a quattro mani con il fido avvocato-sceneggiatore Krzysztof Piesiewick; dieci film sui valori umani fondamentali, ogni episodio è su uno dei dieci comandamenti rivisitato in un quartiere anonimo di Varsavia dove sembra succedere tutto e nulla allo stesso tempo. Kieslowski e Piesiewick hanno così dimostrato ad Hollywood che si può fare grande cinema (anche d’arte) con pochi mezzi, pochi personaggi, pochi ambienti, avendo come produttore la televisione e lavorando molto sulle infinite capacità di montaggio per cambiare radicalmente un film. Laureato in Cinema arriva a Decalogo dopo ventuno documentari e dieci film a soggetto per la televisione, tra cui Senza fine, sicuramente il lavoro più importante. La critica mondiale si interessa a lui con Il cineamatore in cui Kieslowski mostra un promettente cambio di passo rispetto ai lavori precedenti.

La doppia vita di Veronica, Krzystof Kieslowski, 1991

La doppia vita di Veronica, Krzystof Kieslowski, 1991

Tra gli altri riconoscimenti di questo periodo ricordiamo il Premio Speciale della Giuria di Cannes e il Felix per Breve film sull’uccidere del 1987. A inizio anni novanta gira La doppia vita di Veronica storia di due destini di donna legati indissolubilmente, ancora un cinema crudele sulla quotidiana fatica di vivere. Successivamente nasce un progetto di tre film legati ai colori della bandiera francese e ispirati ai tre principi cardine della rivoluzione del 1789: la libertà per Film Blu, l’uguaglianza per Film Bianco e la fraternità per Film Rosso. Kieslowski torna ad un film a più episodi come per dimostrare che quando si accendono più riflettori l’oggetto è più illuminato. Una trilogia straordinariamente emozionale ed intensa ma, nel messaggio, sempre molto dolorosa e crudele. L’ultimo progetto rimasto incompiuto dal grande regista polacco è un’altra trilogia, basata questa volta su La divina commedia di Dante. Completò solo la sceneggiatura del Paradiso. Di tutto ciò, come del resto di tutta la sua filmografia, rimane quella magia in cui non riesci a percepire il sopraggiungere dei concetti narrativi e a materializzarli prima che questi non abbiano già raggiunto da tempo il profondo del tuo cuore. Un tuffo nell’oscurità del reale.