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Bacurau

Un ‘allegoria anticolonialista scritta sulla lama di un machete.

Se nei suoi precedenti film di Kleber Mendonça Filho, Sonidos vecinos e Aquarius,  la rabbia sociale era un sotto testo, in Bacurau, premiato a Sitges e Cannes, co diretto con Juliano Dornelles , diventa invece un viscerale discorso. Ambientato in un futuro prossimo, in un Brasile (ufficialmente) diviso tra Nord (ricco) e Sud (povero), in bilico tra realismo e sfrenata fantasia, tra le balere folk di Kusturica e vibrazioni da spaghetti western, Bacurau è un intricato ritratto della società brasiliana e di tutte le contraddizioni che esistono al suo interno, è la metafora della lotta per la sopravvivenza delle sottoclassi contro le forze spietate del capitalismo che impunite saccheggiano e uccidono.

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L’intero villaggio di Bacurau (situato nella finzione a sud-est del Brasile) piange la morte di Dona Carmelita, la loro matriarca spirituale. Ma la bizzarra comunità rurale, isolata dal resto del mondo e abbandonata dal governo centrale, è preparata al dolore, e tra una bevuta, della musica e del sesso, esorcizzerà presto la sofferenza, rafforzando ancora di più i loro legami spirituali.  Presto dei misteriosi eventi turberanno l’equilibrio ritrovato: la fornitura d’acqua (già scarsa) viene sabotata, internet viene interrotto e delle inspiegabili morti. Il sindaco corrotto di Bacurau ha venduto il paese ad un gruppo di sadici americani che lo hanno trasformato nel loro safari personale, con l’intento di abbattere per divertimento ogni indifeso abitante del villaggio, come se fossero degli animali selvaggi. Basterà restare uniti per sopravvivere?

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Con personaggi eccessivi e una tavolozza dei colori vibranti e lussureggianti, il tono del film è costantemente disinvolto e folle. Ciò nonostante, i registi Filho e Dornelles riescono a trattare con serietà intellettuale gli effetti strangolanti del colonialismo e della corruzione. Tematiche non solo legate alla politica del Brasile, ma all’intera attualità. Proprio per questo è facile esaltarsi e fare il tifo quando l’umile paesano si trasforma in un sanguinoso Cangaceiros in lotta per la resistenza contro l’invasore straniero. Inoltre è ammirevole la pazienza con cui il racconto svela le sue allegorie e la fluidità con cui balza da un genere all’altro, senza sfociare nel caos ma creando una struttura coesa dove i conflitti si completano perfettamente, in equilibrio tra John Carpenter e il Cinema Novo di Glauber Rocha, tra naturalismo magico alla Garcia Marquez e il più violento dei fumetti Pulp. Bacurau è una scommessa ambiziosa, ma completamente vinta, un machete incandescente che apre il cranio ad ogni convezione capitalistica.