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First Love

Un balletto di proiettili, nichilismo e candore.

Se fosse musica, sarebbe Punk-jazz. Se fosse un animale sarebbe un rottweiler a briglie sciolte: affamato e spietato, libero di poter fare quello che meglio ritiene opportuno fare. Ridotto spesso dalla critica più facilona e frivola a un bravo regista di genere per estetica, per assenza di compromessi, per la violenza visiva inedita che mette in campo, Takashi Miike è nel corso del tempo entrato di diritto nell’Olimpo dei nomi storici, non solo del cinema giapponese. E’ fuori di testa il solo pensare di mettere Oshima e Shoei Imamura sulle coordinate dei Giallo e gore Italiano e del manga, invece Miike lo ha fatto per un’intera carriera senza mai risultare patetico o un intellettualoide snob. Portatore di un’iconografia fatta di ribellione e ultraviolenza, concepisce ogni opera come un assalto frontale, scaraventando lo spettatore, con il sadismo di un assassino, in un pozzo pieno di motoseghe accese. Il suo è Cinema inarrestabile che viaggia a velocità incontrollata, come un treno merci carico di veleno e rifiuti tossici lanciato in discesa senza conducente. Un diamante che desidera essere ridotto in polvere, e tutti tagliano, ma il diamante rimane intatto. Una lama nell’occhio, un ago sotto la pelle ch si innesta tra i vari strati dell’epidermide.

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Il genere, per Takashi Miike, è solo il velo che nasconde tematiche ricorrenti legate tra di loro in maniera tale da poter essere viste come parti di un corpo unico. Tematiche che hanno forti origini autobiografiche. I personaggi delle sue storie sono tutti dei reietti, gente nata per perdere, senza radici o senso di appartenenza ad una ben precisa cultura o nazione. Infatti il regista è figlio di immigrati, nati in Giappone ma scappati tra la Cina e la Corea durante la guerra e poi tornati nella propria terra natia verso la fine degli anni 50.  Miike cresce in un ambiente proletario, suo padre è un saldatore sempre ubriaco e ossessionato dal gioco d’azzardo, ha poca voglia di studiare e tanta di vedere i film di yakuza e arti marziali nei cinema della periferia di Osaka.  E’ attraverso il Cinema che cerca una forma di felicità che compensi il fatto di vivere ai margini. Proprio nello stesso modo i suoi eroi , spesso criminali e puttane, non accettano le regole imposte da una società che li ha rifiutati, e attraversano con furia un duro percorso che li porterà ad una sperata felicità. La violenza, esagerata e fuori controllo, non può che essere l’unico contesto del personaggio miikiano e il risultato del loro fatale conflitto.

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Nel 2019, anno dei suoi 60 anni, Takashi Miike decide di collaborare nuovamente con lo sceneggiatore Masa Nakamura con cui aveva creato la trilogia di Dead Or Alive. Il risultato è First Love, presentato a Cannes nel 2019. Un film tanto semplice nelle trovate narrative quanto profondo e folle nello svolgimento. Un racconto noir, sul conflitto elementare tra istinto e paura di vivere, lotta e speranza. Leo (Masakata Kobota) è un giovane pugile a cui viene diagnosticato un tumore al cervello. Ha ancora poco da vivere. Una notte, camminando tra le strade di Tokyo incontra un vecchio indovino che subito lo ragguaglia del fatto che dovrebbe iniziare a combattere per qualcuno e non solo per il piacere egoistico della vittoria. Il boss Gondo (Seiyo Uchino), è in libertà dopo un lungo periodo di detenzione. Vuole riprendere il controllo della criminalità a Tokyo proprio nella notte in cui un piccolo membro della yakuza, Kase (Sakurako Konishi), ha rubato alla triade una grossa quantità di eroina. Per salvarsi la pelle, il criminale incolpa dell’accaduta la fragile Monica (Sakurako Konishi), tossicodipendente costretta a prostituirsi per pagare i debiti del padre morto. La ragazza, in fuga per la sopravvivenza da Kesa, si imbatte in Leo che la salverà dagli inseguitori. Sarà una lunga notte fatta di tradimenti, carneficine ma anche d’ amore.

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Quello che distingue il regista di Osaka dagli altri titani della fertilità produttiva è che il suo rango creativo non ha mai smesso di allargarsi, senza mai perdere la personalità nella messa in scena e rimanendo sempre focalizzato alla sua tesi e alla sua visione della vita. In First Love ritroviamo ancora una volta dei reietti in cerca di felicità. L’opera è una nuova fortissima prova che anche nel caos, nella disperazione esiste qualcosa o qualcuno per cui vale la pena rialzarsi dall’ennesimo colpo subito dalla vita. Leo e Monica sono due splendidi personaggi miikiani. Due sconosciuti che si innamorano in una folle notte, che hanno la tristezza e la fatalità delle figure di Dostoevskij e l’energia pulp dei racconti di Elmore Leonard. Al tocco romantico della storia fanno da contraltare le ispirate e adrenaliniche trovate visive, tra cui un pazzo e inaspettato intermezzo di animazione in stile anime durante un inseguimento. Un film bellissimo che merita a mani basse un posto nella zona nobile della colossale filmografia di Takashi Miike.

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