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Climax

Un viaggio selvaggio verso la dannazione, un'esperienza fuori dal comune.

Pornografico, nichilista, psichedelico, ribelle è il Cinema di Gaspar Noè, ultimo regista rockstar che con Climax (2018), presentato in anteprima italiana al Milano Film Festival, realizza il film più liberatorio e fisico della sua carriera. Una risma confusionaria di immagini dove tutta la futilità e follia che è il mondo viene qui esibita e goduta come in una cerimonia tribale.

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E’ il 1996, nei giovani artisti dei sotterranei francesi brucia ancora il fuoco acceso dall’Odio di Mathieu Kassovitz (1995) e il loro sangue pulsa al ritmo martellante di Homework dei Daft Punk. Una donna che si dimena straziante nella neve, lasciando una scia di sangue in uno spazio vuoto e incolore. Titoli di testa come fosse la fine di qualcosa. Un glitch del fotogramma anticipa delle interviste a ballerini di diverse etnie che si confessano sulle proprie esperienze professionali e sessuali. Il tutto è trasmesso su uno schermo a tubo catodico incorniciato da pile di libri e VHS tra cui spiccano Suspiria di Dario Argento (1977) e Possession di Andrzej Żuławski (1981). Stacco su una scintillante bandiera francese alle spalle di un DJ: siamo davanti all’ esibizione del corpo di ballo presentato in apertura prima del giorno della rappresentazione finale. In una danza frenetica e ubriacante, i ballerini formano in estasi una creatura unica che si muove fluida come la lussuria e la passione. La Sangria misteriosamente drogata manda le loro prove fuori dai binari e direttamente all’inferno. Raggiunta la cima più alta, l’inesorabile caduta.

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Se l’apparenza è quella di un seguito di Step Up diretto da un Luis Buñuel alle prese con una grossa erezione, in realtà Climax è un saggio sulla morte della comunità e sulla disintegrazione del gruppo, un violento racconto del collasso di una società e della successiva tristezza nel guardare qualcosa di bellissimo dilaniarsi dall’interno, sanguinare e svanire. Il dancefloor è il regno della libertà completa e totale dove il gruppo di giovani tra un ballo e una bevuta si frantuma il corpo e l’anima, conoscendo la loro elementale disumanità. Oltraggioso e all’avanguardia, Gaspar Noè costruisce una perfetta simbiosi tra macchina da presa e danza, con astute scelte della prospettiva e riprese aeree morbide come il burro che si scioglie nella padella. tuttavia, il riciclare dai suoi precedenti lavori narrative consolidate, come il solito bad trip oppure il sesso depravato, sminuisce la forza anarchica e la grazia astratte delle immagini filmate. Girato in due settimane e con attori sconosciuti (eccetto Sofia Boutella), Climax è un Opus Pistorum viscerale e maturo, una cavalcata da invasati in un luogo nuovo e sconosciuto, dove si può dare fuoco a ciò che è sbagliato e ricominciare daccapo. La musica, il dolore e infine il silenzio.