198AFCA3926642D097E62E3EB10CC9E1

Anna Calvi @ Sexto ‘Nplugged

Sesto al Reghena (PN) – Nella corte dell’Abbazia di Santa Maria in Sylvis, un magnifico scrigno dell’VIII secolo perfettamente conservato, si sono accese le luci sul primo appuntamento della sesta edizione di uno dei festival più interessanti della regione e non solo.

Il Sexto ‘Nplugged, organizzato dalla Pro Loco cittadina in collaborazione con Virus Concerti, vanta una freschezza e una scelta di cast che dimostrano passione, competenza e attenzione (riscontrabili già dal risultato della creazione del “prezioso” manifesto pubblicitario) a colmare le molte lacune che gli eventi estivi lasciano aperte.

Gli artisti chiamati ad esibirsi in questa cornice fascinosa e romantica, fuori dal tempo e dallo spazio contemporanei, sono sempre nomi di nicchia, musicisti che solleticano il palato per originalità, raffinatezza, garbo. Una questione di (pregevole) stile: è proprio su questa scia che ci siamo fatti trasportare dall’esibizione di Anna Calvi, accompagnata da Daniel Maiden-Wood alla batteria/controcanto e da Mally Harpaz all’harmonium/percussioni.

La giovane artista (classe 1982) londinese, ma di radici italiane, minutissima, si presenta fasciata in un rigido completo composto dall’inseparabile camicia rossa, giacca e pantaloni eleganti, un paio di tacchi sui quali cammina a stento e capelli raccolti in un classico chignon. L’impatto (presenza/look) è un segno della caratteristica che avrà il concerto: breve, essenziale, senza fronzoli. Tutta l’attenzione è concentrata su di lei, che sta quasi timidamente appartata sul lato sinistro del palco, cedendo il centro alle percussioni. Tanto è fugace nell’entrare e nell’uscire dalla scena, parca di parole (solo qualche “thank you/grazie” e due mini intro alle canzoni), tanto è padrona e violenta con la sua chitarra, la impugna energicamente e mostra un virtuosismo che si integra perfettamente nelle sonorità delle sue tracks e con il sound dei suoi compagni d’avventura.

Certamente non è uno spettacolo per cultori degli show urlati, eccessivi, ma è un reale godimento per chi sa apprezzare le doti musicali e vocali di questo diavoletto biondo che con la voce spazia dai toni più bassi a quelli più alti, riuscendo ad affrontare un repertorio timbrico che va dall’indie-pop, al blues, al rock. Il tutto condito con un adattamento camaleontico al mood offerto dalle melodie.
A parte il finale ad effetto sulle note del suo primo, trascinante, singolo Jezebel, interpretato con partecipazione eccezionale e bagnato dall’entusiasmo di tutti i presenti, ci ha deliziati con altre dodici perle come Black out, Devil, Desire e la cover di Surrender, direttamente da Elvis.

Insomma, sarebbe un peccato mortale non continuare a seguire questo folletto che emerge nel panorama di starlette usa e getta e si impone con un carattere ben definito e una vitale originalità. Piccola, ma secondo noi già grande!

Grazie


Per 15 anni Paper Street è stata una rivista on-line di informazione culturale che ha seguito con i suoi accreditati i principali festival europei di cinema e musica: decine di collaboratori hanno scritto da tutta la penisola dando vita ad un archivio composto da centinaia di articoli, articoli che restano a disposizione di voi lettori che siete stati un numero incalcolabile nonché il motivo per cui, per tanto tempo, abbiamo scritto con passione per questo progetto editoriale che ci ha riempiti di soddisfazioni.

This will close in 30 seconds