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Deep Purple @ Arena di Verona

43 anni di musica, 47 album, 30mila biglietti venduti, unica data italiana dell'ennesimo tour europeo: queste erano le premesse prima che i Deep Purple salissero sul palco.

Hanno lasciato un'impronta indelebile nella storia della musica e questo si capiva già un'ora prima del concerto quando tutti i presenti non stavano più nella pelle nell'attesa di vedere entrare il gruppo. Entra per prima l'orchestra, questa è la vera e innovativa chicca del tour europeo. Un accompagnamento orchestrale azzeccatissimo che è riuscito a dare ancora più enfasi alla musica della band hard rock inglese.

La German Neue Philarmonic Orchestra con i suoi strumenti ad arco ed a fiato è riuscita perfettamente nell'intento di perfezionare la già bellissima musica del gruppo, oltre che dare quel tocco in più alla cornice già unica dell'Arena di Verona. In una recente intervista Ian Gillan & co. hanno detto che “è impossibile non suonare un set con i nostri greatest hits”. Sono stati di parola. Highway star, Lazy, Black Night, Speed King, Strange Kind of Woman, When a Blind Man Cries, Smoke on the Water e tutti gli altri più grandi successi del gruppo sono stati riproposti.

Il vecchio Gillan, che, insieme con il mostruoso batterista Ian Paice, è l'unico presente della formazione storica (gli altri si sono aggregati “solo” alla metà degli anni '80) ha cercato in tutti i modi di tirare fuori la grinta e la voce di un tempo. Il risultato non è stato dei più brillanti. Tanto impegno, ma le corde vocali e la presenza scenica non sono più quelli di una volta. Non per altro Child in time, che richiede un grande sforzo da parte di chi la canta, non è stata eseguita. Discorso inverso per quanto riguarda il tastierista Don Airey: tra pezzi di musica classica quali La marcia turca di Mozart, assoli, improvvisazioni e quant'altro è parso essere veramente in ottima forma insieme con l'intramontabile drummer Paice.

Classiche due ore di concerto intervallate da molti assoli dei membri del gruppo, forse, anche più duraturi del solito, evidentemente per dare fiato al cantante. Il momento di maggior enfasi lo si è raggiunto con lo storico attacco di chitarra di Smoke on the water: tutti in piedi, delirio totale. La fantastica serata si è conclusa con Black night, non poteva essere altrimenti. Unica nota di demerito è rivolta all'organizzazione dell'Arena. Troppi quattro euro per l'acqua, cinque per la birra, tre per gli snacks. In proporzione costava di meno il biglietto. Questo, cari amici, è molto poco rock!

 

18 luglio 2011

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