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Amy Winehouse, persa, accartocciata e buttata via

Limpida e trasparente, come la vodka che ingurgitava al mattino in un supermarket prima di andare in riabilitazione.

Se non ti piaceva Amy Winehouse, penso che questo articolo possa interessarti poco o nulla e ammetto che apprezzerei la tua coerenza e la tua premura di cambiare pagina. Se pensi non sia stata una gran perdita, continuo a pensare che potresti anche fermarti qui e non leggere più. Perché perdere tempo? Già ne abbiamo poco.

Mi fa uno strano effetto quando sul mio profilo di last.fm faccio partire un brano suo e leggo: “fu una cantante e cantautrice inglese”. Sabato 23 Luglio 2011 è stata ritrovata a soli 27 anni morta (si ipotizza cocktail di ecstasy e farmaci) nella sua casa di Camden Square, nel nord di Londra Amy Jade Winehouse, una delle voci femminili più interessanti e più calde degli ultimi quindici anni.

Il finale profetico che la madre aveva ipotizzato anni fa della figlia prodigio (già a 16 anni cantante professionista), eccolo presentarsi, a dirla tutta piuttosto scontato, puntuale all'appello.

Leggo già i vostri post su Facebook, scontati tanto quanto il finale che un po' tutti si sarebbero aspettati.

“Era una tossica”
Se l'è cercata
“Una tossica in meno”

Ecco, bravissimi, avete detto la vostra (più che lecito poiché siamo in un paese piuttosto libero), avete riempito le vostre bacheche di ovvietà (forse nemmeno la prima) con pessimo gusto – e anche questo è ancora libero manifestarlo, ci mancherebbe. Insomma avete scoperto l'acqua calda. Se vi fa star bene a voi.

Clap – Clap – Clap

Grazie al cielo ancora per un po' – forse – questo luogo non reale sarà ancora libero, quindi potrete continuare a scriverne male, tanto c'è libertà e come dice Spinoza: “Amy Winehouse BRILLA in cielo”. Sì, preferisco la satira agli insulti.

Certamente non era un esempio da seguire e neppure un'ottima testimonial per le campagne pubblicitarie contro l'abuso di alcool o droghe. E anzi, posso aggiungere di più, molto di più: autolesionista, poiché trovata piena di tagli e cicatrici sulle braccia; violenta se ricordiamo la gomitata a dei fan in prima fila troppo fastidiosi. Anche stalker e maleducata. Interruppe il discorso di Bono ad una premiazione – ma qui in fondo fece anche bene. E poi disturbi alimentari, relazioni fallimentari e prestazioni sul palco che furono indecenti.

Insomma: totalmente imperfetta, volontariamente consumata da se stessa e dai suoi vizi. Quello che sperereste vostra figlia non diventasse mai, il contrario di quando sobria riusciva a cantare come poche, ricordando la capacità di giocare con la voce della Billie Holiday dei tempi d'oro o, arrivando ai giorni nostri, alle voci nu–soul più intense come Macy Gray e Lauryn Hill. E cinque Grammy, nell'ormai troppo lontano 2008, non sono proprio robaccia.

Anche per me, che non sono mai stato un fan sfegatato ma l'ho sempre ascoltata con piacere, è stato molto triste vedere l'immagine sbiadita del live di Belgrado, del microfono che cade, lei fuori tempo, del testo dimenticato, i giusti fischi di disappunto dei fan, gli occhi fissi verso un punto indefinito e del tour annullato, compresa la data di Lucca.

Il suo ultimo singolo estratto dall’album Back To Black fu Love is a Losing Game, il cui testo entrò a far parte di un esame dell'università di Cambridge al confronto con altri testi come Boots of Spanish Leather di Bob Dylan, Fine and Mellow di Billie Holiday e As You Come from the Holy Land di Sir Walter Raleigh.

In tutto questo, ha portato se stessa ai limiti della vita che ha perso, appallottolando una bellissima tela dipinta con la sua voce, buttandola nel cestino come l'ultimo degli scarabocchi. Altro pianeta Janis Joplin, ma chissà se quando è mancata anche lei per motivi molto simili, la gente ne parlava lo stesso male?