amy winehouse documentary

Amy – The Girl Behind the Name – Asif Kapadia

Amy – The Girl Behind the Name è il documentario che racconta l'ascesa e il declino di Amy Winehouse apre l’undicesimo Biografilm Festival di Bologna in anteprima nazionale. Kapadia evita di mettere in piedi un'opera composta dalle solite interviste, il film (che uscirà nelle sale solo a Settembre) è fatto d'immagini di repertorio, filmini di famiglia, apparizioni in rinomati programmi televisivi (come il Late Show di Letterman), successi nelle maggiori competizioni musicali, il tutto condito da testimonianze di amici, collaboratori e familiari.

Seguiamo Amy dall'adolescenza fino a quel maledetto 23 Luglio 2011 in cui si spense nel suo appartamento londinese. Si comincia con la ragazzina che intona “Happy Birthday” lasciando intravedere le grandi abilità canore, si passa per le prime esibizioni e si giunge ai grandi riconoscimenti. Durante questo periodo le costanti sono due: il grande amore per la musica che la porterà a essere un artista soul, rhythm and blues con influenze provenienti dal jazz; ma anche gli innumerevoli problemi, cominciati con la separazione dei genitori, la bulimia già in fase adolescenziale e la dipendenza da alcool e droghe che la porteranno a far parte di quegli artisti ‘maledetti’ deceduti in giovanissima età.

Il documentario dipinge una giovane ragazza dagli occhi allegri che vede concretizzarsi il sogno di fare della musica la propria ragion di vita, una personalità apparentemente carismatica e sicuramente ammaliante sul palcoscenico e davanti agli obiettivi, divenuta icona non solo per le evidenti capacità musicali, ma anche grazie alla propria personalità. Quando si spengono le luci però Amy è fragile, non ama e non riesce a gestire il successo, necessita di persone che la tengano a freno: ci provano debolmente alcune amiche, il padre Mitch sembra molto più interessato al successo e all'impatto mediatico dell’icona Amy, il fidanzato Blake la inizia al crack e all'eroina, insomma questa figura manca.

Il film addossa al padre e all'ex compagno la grande responsabilità della rapida e irreversibile discesa dell'artista, tanto che la famiglia si è distanziata dall'opera e ha minacciato querela. Mitch è assente nei momenti importanti, lascia la famiglia, crea i primi traumi alla figlia, però è sempre presente davanti alle telecamere e alla cerimonie di premiazione. Blake è sempre al suo fianco, cavalca l’onda del successo di Amy e la porta all'autodistruzione. Le immagini dei due vanno dai red carpet, ai Photo Shoot di Terry Richardson fino alle fotografie degradanti della coppia in condizioni estreme, imbruttiti da alcool e droga.

Questo è quanto Asif Kapadia racconta nel suo film. Tutto è molto chiaro, lo spettatore riesce a farsi un quadro generale di quanto sia accaduto e di cosa abbia portato a quel tragico finale. Sarebbe forse stato interessante dedicare una parte a ciò che ha permesso a Amy Winehouse di diventare una grande artista che ha saputo esplorare generi vari e impegnati e portarli all’ascolto di tutti.