Benedict cumberbatch Hamlet

Amleto – Lyndsey Turner

Rappresentare Amleto nella sua interezza è un'operazione impossibile, scriveva Jan Kott in Shakespeare nostro contemporaneo; perché non esiste un solo Amleto ma tanti quante le sfumature che gli si vogliono conferire. Amleto è infatti una profonda indagine psicologica su una condizione che oggi chiameremmo “depressione”, una riflessione sulla vita e la sua insensatezza, una storia d'amore e un dramma familiare. E ancora, in Amleto c'è il teatro come mezzo per amplificare la vita e smascherare la menzogna, c'è un intrigo politico e, non in ultimo, la Storia —- tutt'altro che sfondo innocente.

Insomma, per rappresentare tutto questo ci vorrebbero circa sei ore, afferma Kott. Ora, anche se Hamlet di Lyndsey Turner -— progetto speciale del National Theatre Live per il quattrocentesimo anniversario della morte di Shakespeare -— ne dura la metà, la sua regia si pone l'obiettivo ambizioso di portare sul palco un Amleto a tutto tondo, rappresentandone così tutti i suoi aspetti senza sacrificarne alcuno. E se da un lato è uno sforzo encomiabile che darà vita a una rappresentazione impeccabile, dall'altro, questa fedele neutralità non lascia molto spazio a prese di posizione più audaci nei confronti del Bardo.

Locandina Amleto National Theatre Live Benedict Cumberbatch

Aria tormentata e vestito di nero, Amleto (Benedict Cumberbatch) ascolta Nat King Cole su un giradischi prima che venga raggiunto dall'amico Orazio, tatuato e con zainetto in spalla. Il dato più rilevante che salta subito all'occhio è infatti un curioso cortocircuito fra tradizione e modernità: se il testo di Shakespeare non viene toccato di una virgola, Turner azzarda però una serie di scelte registiche che collocano la vicenda in uno spazio-tempo imprecisato e cangiante. Dalla cameretta di Amleto, la scena passa allora alla grandiosa reggia tetra e tentacolare di Elsinore concepita da Es Devlin —- piccolo simbolo di un'intera nazione in decadenza —-; ora una sala da pranzo che richiede abiti cerimoniosi (costumi Katrina Lindsay), poi un soggiorno del dopoguerra, fino ad arrivare ad atmosfere più congeniali ai giorni nostri.

hamlet national theatre live 1

Fasci di luce spettrale e sinistra illuminano scene dal ritmo concitato e soffocante, mentre il tappeto sonoro di Jon Hopkins scandisce il battito interno di una delle storie più conosciute e rappresentate del teatro occidentale: ecco allora susseguirsi in scena il fantasma del re Amleto (Karl Johnson) chiedere vendetta nel confronti di un luciferino re Claudio (Ciarán Hinds), il piano per svelare l'assassinio del re attraverso il teatro, la pazzia struggente di Ofelia (Sian Brooke) che sprofonda fra le macerie di Elsinore ormai in dissoluzione. Al centro di tutto, l'inarrestabile e magnetico Cumberbatch, e la sua formidabile interpretazione: che sia a recitare il celeberrimo to be or not to be come un soldatino di piombo o in maglietta hipster a scherzare con il becchino, Amleto è sezionato in tutte le sue complesse sfaccettature grazie all'incredibile padronanza vocale dell'attore che passa dall'angoscia sussurrata all'esplosione urlata di dolore, dal sarcasmo amaro a una finta pazzia sempre lucida e controllata.

hamlet national theatre live cumberbatch

HAMLET by Shakespeare, , Writer – William Shakespeare, Director – Lyndsey Turner, Set design -Es Devlin, Lighting – Jane Cox, The Barbican, 2015, Credit: Johan Persson/

Una produzione imponente, una scenografia spettacolare, effetti in slow motion mozzafiato, un cast di attori d'eccezione; insomma, sembra esserci davvero tutto in questo Hamlet, o meglio, tutto quello che c'è da aspettarsi. Quello che manca infatti è una sottotraccia in grado di dare alla regia uno statuto più visibile e incisivo: perché se si vuole dire tutto di un capolavoro come Amleto senza decidere da che parte stare, si rischia di non far emergere niente che non sia stato già detto. Così, nonostante le scelte registiche originali e accattivanti che attualizzano il principe danese in chiave più contemporanea, in fondo l'Amleto di Turner rimane legato visceralmente a quella tradizione che dopo quattrocento anni porta ancora 225.000 spettatori da 25 paesi diversi a collegarsi via satellite sul canale del National Theatre di Londra per assistere alla sua storia immortale.