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Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte – Marianne Elliott, Simon Stephen

Dalle pagine dell’omonimo romanzo best seller di Mark Haddon, la regista britannica Marianne Elliott e il drammaturgo Simon Stephen collaborano all’adattamento teatrale in due atti de Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte in uno spettacolo allestito al National Theatre di Londra e distribuito nelle sale cinematografiche da Nexo Digital.

Il quindicenne Christopher Boone (Luke Treadaway), affetto da sindrome di Asperger, si trova inaspettatamente alle prese con il cane lupo della vicina trafitto da un forcone. La natura del ragazzo, tendente a interpretare la realtà secondo un rigoroso schema logico e matematico, lo spingerà a indagare strenuamente sull’identità dell’assassino dell’animale. Ne deriverà un percorso che condurrà ben lontano dalla specificità della situazione di partenza.

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Le sfumature complesse del fenomeno dell’autismo sono inizialmente al centro dell’opera, espresse negli atteggiamenti e nei dialoghi di Christopher; il suo universo definisce il punto di vista della rappresentazione e accoglie lo sguardo dello spettatore dentro un animo affascinante, che tenta di risolvere un mistero. Tuttavia il sottotesto della pièce non consiste nell’esibizione di tali caratteristiche; da un lato si sofferma sul valore particolare delle relazioni di Christopher, come quella con il malinconico padre e gli altri personaggi, dall’altro si manifesta maggiormente nella decisione sconvolgente del giovane di recarsi da solo a Londra, una volta scoperta una verità sconcertante, nonostante alcuni limiti interiori e le difficoltà esterne.

Gli accorgimenti registi di Marianne Elliott collocano attentamente ogni scena e i personaggi in uno spazio rettangolare, diviso in quadrati, di volta in volta illuminati secondo un gioco geometrico curioso; in questo microcosmo razionale il protagonista esegue i suoi calcoli, elabora i suoi soliloqui e gestisce in maniera personale le relazioni con amici e familiari. Spesso la sua dimensione è invasa prepotentemente da un affollamento di suoni, luci e parole provenienti da un mondo estraneo o semplicemente più impervio, a cui tuttavia il ragazzo reagisce con un coraggio notevole, per uscirne vittorioso e cresciuto.

Il giallo del cane sventurato è solo un pretesto, il principio dell’iniziazione di Christopher in un viaggio, che non può essere definito, come ricordato dall’autore, la storia di una disabilità ma il racconto di una diversità; certamente una diversità preziosa e, se messa alla prova, in grado di ottenere dei risultati straordinari.