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What We Do in the Shadows – Jemaine Clement, Taika Waititi

Dopo The Babadook, un altro horror atipico si fa largo nel fitto concorso del 32° Torino Film Festival. What We Do in the Shadows non è un horror qualsiasi, è un mockumentary sulla figura più saccheggiata dell’universo orrorifico, il vampiro. I neozelandesi Jemaine Clement e Taika Waititi ne rileggono gli stereotipi in salsa finto-documentaria e, pur senza sfociare quasi mai nella parodia esplicita, regalano grasse (e sanguinose) risate.

Il film parte con un compromesso inevitabile per lo spettatore: ci chiede di sorvolare sulle ragioni per cui una troupe di cameramen dovrebbe decidere di rischiare la vita vivendo giorno e (soprattutto) notte in un appartamento popolato da vampiri. Spesso i succhia-sangue protagonisti si dimenticano della nostra esistenza (in chiave di spettatori – cameraman) e questo rende l’artificio del mockumentary un po’ forzato. Ma visto il risultato, in termini di qualità e divertimento, si può anche sorvolare su questa pur evidente mancanza.

L’indubbia forza di What We Do in the Shadows è la capacità di rileggere tutti i cliché e i topos del genere in chiave quotidiana, disinnescando in maniera beffarda la poetica del non-morto più romantico per eccellenza. Ad esempio, il rigido dettame secondo cui un vampiro deve per forza essere invitato per entrare in un luogo assume una nuova, prosaica luce, quando l’invito in questione è quello del buttafuori di un locale esclusivissimo e inaccessibile. I problemi dei vampiri insomma, sono poi quelli che tutti noi “umani” ci ritroviamo ad affrontare durante la nostra noiosa vita mortale: i piatti da lavare, le convenzioni sociali da rispettare, la ricerca di una strada più facile verso il successo. Nulla di originalissimo, d’accordo, ma messo in scena in maniera genuina e indubbiamente spassosa: i vampiri della porta accanto di Clement e Waititi sono goffi, ridicoli ma credibili al tempo stesso, come può esserlo una banda di ragazzacci un po’ “alternativi” ma sotto sotto disposti a tutti pur di essere accettati.

Gustoso, camp e genuino come il sangue di una vergine, What We Do in the Shadows è apprezzabile anche per la cura profusa nei dettagli: gli intermezzi con le finte incisioni antiche che illustrano le varie tipologie di vampiro sono una chicca imperdibile e persino i titoli di coda sono da vedere. Il film di Clement e Waititi non cambierà il genere ma ai tempi di Twilight e True Blood scoprire che si può ancora parlare di vampiri al cinema con consapevolezza e smaliziata intelligenza è tutto sangue… ops, grasso, che cola.