van gogh covoni e luna che sorge

Van Gogh, L’uomo e la terra – Palazzo Reale, Milano

“Cosa altro si può fare, pensando a tutte le cose la cui ragione non si comprende, se non perdere lo sguardo sui campi di grano. La loro storia è la nostra, perché noi, che viviamo di pane, non siamo forse grano in larga parte? Se non altro, dobbiamo o no sottostare a crescere, senza poterci muovere, come una pianta, ignorando ciò che la nostra immaginazione a volte desidera, ed essere falciati quando maturi? Per quanto mi riguarda, penso che sarebbe più saggio non augurarsi di star meglio, di riacquistare le forze e probabilmente mi ci abituerò, ad essere spezzato. Un poʼ prima, un poʼ dopo, che differenza vuoi che faccia per me?”

Forse basta l’’ultima frase e l’’ultimo quadro (il capolavoro Paesaggio con covoni e luna che sorge) per parlare di Van Gogh, dell’’uomo e della terra. Tre cose legate indissolubilmente, in una maniera così vera e profonda da sembrare irreale, soprattutto considerando l’’epoca in cui agiva l’’artista.

La mostra Van Gogh. L’’uomo e la terra, curata da Kathleen Adler e altri studiosi, cerca di mettere in mostra questo legame, cogliendo come occasione (e come sponsor) Expo 2015.

L’’esposizione è divisa in sei sezioni che permettono di esplorare l’intimità e la dedizione di Van Gogh come pittore ma soprattutto come uomo. L’’autoritratto che apre il percorso ci mostra già molte cose dell’’autore: la ricerca psicologica, l’’uso del colore e la povertà che lo portava ad usare se stesso come modello non potendo permettersene altri.

Nelle prime due sezioni, ‘L’’uomo e la terra’ e ‘Vita nei campi’, il visitatore ha la possibilità di vedere il diventare pittore di Van Gogh: egli infatti, intrapresa la carriera artistica non più giovanissimo (27 anni), si esercitava in maniera quasi maniacale, prendendo come esempi Daumier e Millet, a ritrarre i contadini e le loro azioni, non tanto per imparare a raffigurare perfettamente il corpo umano quanto per capire come rappresentare la vita, il suo unico vero interesse. Le piccole miserie della quotidianità diventano l’obiettivo focale dell’’artista che si immerge nella vita nei campi, e passa un grande periodo vivendo con la gente che lavorava la terra, fino a diventarne amico. Nelle contadine che raccolgono o seminano patate si può vedere tutto il rispetto e l’’interesse per queste persone, nel loro duro lavoro e nel rapporto con la terra Van Gogh trovava il senso delle cose.

Dopo essersi trasferito dai Paesi Bassi alla Provenza sono i paesaggi ad olio a diventare predominanti, i colori più accesi iniziano ad entrare nelle opere dell’’olandese segnandole fortemente. E’ evidente la nuova spinta artistica in quadri come La vigna verde o Veduta di Saintes Marie de la Mer dove le sfumature chiare iniziano a diventare predominanti.

Nella sezione ‘Il ritratto moderno’ è possibile vedere invece come Van Gogh cercasse visi particolari, facce che “vanno guardate a lungo”. Questi erano inoltre modi di raffigurare e ringraziare persone cariche di affetto per Vincent come il postino Joseph Roulin o Joseph-Michel Ginoux.

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La quarta sezione è dedicata alle ‘Nature morte’: in mancanza di modelli umani gli oggetti naturali acquistavano un grande interesse. Questi quadri sono tra l’altro un modo per vedere quanto le avanguardie parigine avesse influito su Van Gogh e come l’’arrivo ad Arles influenzò ulteriormente la sua tavolozza che si riempie sempre di più di tonalità nuove e cangianti.

Dopo lo spazio dedicato alle lettere, dove si può comprendere l’’animo di Van Gogh e il bellissimo e profondo rapporto che egli aveva con il fratello Theo, ecco l’’ultima tappa: ‘Colore e vita’.

Qui è possibile apprezzare alcuni dei quadri più belli della mostra. Oltre al sopracitato Campo di grano con covoni e luna crescente altre opere ci mostrano come la concezione artistica di Vincent si sia riempita di luce, le tonalità brune e terrose son state abbandonata quasi totalmente per far posto a colori pieni di vita ed energia.

Nonostante questa sua ricerca continua di vita Van Gogh decise di porre fine alla sua. Era il 27 Luglio 1890 quando in mezzo ad un campo di grano decise di suicidarsi con un colpo di pistola al petto, stanco e malato, e colpito duramente da tutti i rifiuti e i dolori con cui il mondo, la società e la famiglia lo avevano ripagato per il suo essere diverso.

La mostra milanese è un modo per capire la vita di un uomo straordinario. Dentro al percorso, ben organizzato logicamente e concettualmente, possiamo entrare senza veli nella vita di Van Gogh. Sfortunatamente la mostra non è coronata dalla presenza di opere famose, anzi, la maggior parte del materiale è pressoché sconosciuto, togliendo forse un po’ di attrattività all’’esibizione, che rimane comunque un tentativo ben riuscito di rendere omaggio ad uno dei più grandi artisti della storia dell’’arte.