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The Little Child – Il bambino che è in te (Puer Aeternus)

The Little Child – Il bambino che è in te, il nuovo corto di Michele Pastrello rilasciato on line proprio in queste ore, è un nuovo, affascinante viaggio nell’umana profondità, denso di simboli e allegorie che una sola visione difficilmente può decodificare per intero.

Michele Pastrello regista

Il film si apre sullo sguardo intenerito e incuriosito di due giovani genitori che stanno con evidenza guardando il loro neonato in culla. Presumo una soggettiva del bimbo, mentre la colonna sonora propone rilassanti campanelli tubolari. Pochi secondi e le parole dello scrittore norvegese Jostein Gaarder Perché noi siamo l’enigma che nessuno decifra. Siamo la fiaba racchiusa nella nostra immagine (che, eliminando il punto, formerebbe il costrutto teorico sul quale si sviluppa il plot) invadono lo schermo prima di lasciare il campo a un adulto, interpretato dallo stesso Pastrello, che cammina a piedi scalzi e con l’ausilio di una bussola attraverso un misterioso bosco alla palese ricerca di un luogo ben definito.

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Questo è un piccolo castello, sorvegliato da tre guardiani incappucciati con il volto screziato di bianco, che dopo un intenso scambio di sguardi permettono all’uomo di entrare per pochi minuti scanditi dalla discesa della polvere di una clessidra. Nella magione il viaggiatore incontra in una stanza addobbata per Natale un bambino biondo che gli regala una scatola in legno con all’interno una sfera di vetro. I secondi trascorrono inesorabili e i guardiani irrompono all’interno della stanza in cui alloggia il bambino e nella quale l’uomo sta scoprendo segreti e parole in grado di turbarlo. Lo afferrano e lo conducono fuori, costringendolo con durezza a tornare sui suoi passi dentro il bosco. Ma il bambino riesce a fuggire per pochi secondi dalla sua strana prigione, raggiungendo l’uomo e stringendosi a lui in un abbraccio commovente.

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Perché due parti dello stesso Io che si ritrovano non possano far altro che conflagrare con amore. Ovvio che io ve la racconto così, perché io sono io con il vantaggio di conoscere il regista e tutti i suoi precedenti lavori. Ma la particolarità del linguaggio di Michele Pastrello risiede nel fatto che altri potrebbero raccontarlo anche in modo diverso, tenendo pure conto che i film, anche se durano solo poco più di 7 minuti, non andrebbero “svelati”. In altra sede, sempre qui su Paper Street, ho definito il cinema di Michele come “fantastico” perché, sotto un’ottica solo all’apparenza realistica, l’autore ha il dono, prerogativa di pochi, di far partecipare in tempo reale alla possibilità di altre dimensioni diluite “sotto” quella che percepiamo. Un cinema che ben si presta alla rappresentazione della psicoanalisi junghiana, come i lavori di Kubrick, e The Little Child non fa eccezione.

Pastrello

Come ci ricorda lo stesso regista, il bambino interiore, il puer aeternus, è una realtà della struttura psicologica dell’adulto. Di “fanciullo Interiore”  parlò appunto per la prima volta nel 1922 Carl Gustav Jung, legando il concetto ai temi della  nascita e della rinascita dell’Io. Nei decenni successivi la psicologia contemporanea ha sviluppato ed evoluto gli spunti dello psicanalista, riflettendo sull’intelligenza emotiva “parallela” del bambino interiore in noi, che molti  identificano come “voce” del nostro inconscio. Una presenza che, se non conosciuta e curata, ci può portare a condizionare la nostra vita sulla base di paure o dinamiche irrisolte concernenti la nostra infanzia che si ripropongono in età adulta.

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«Con The Little Child», dichiara Michele, «ho voluto raccontare anche una fiaba natalizia, ma soprattutto una fiaba interiore. Perché quel mondo che ho messo in immagini può essere visto apparentemente come una storia classica di ‘C’era una volta’, oppure come un viaggio psicologico dentro noi stessi. In aiuto a concepire il video mi sono arrivati gli scritti dell’allieva di Jung, Marie-Louise von Franz che analizzò l’intuizione del noto psicoanalista svizzero attraverso classici testi fiabeschi, arrivando a dire che al di sotto della superficie delle nostre vite quotidiane esiste uno strato della vita psichica dove gli eventi scorrono proprio come nelle fiabe. I grandi miti emergono e si sviluppano a partire da tale livello per poi ridiscendere nuovamente nel profondo dell’inconscio e trasformarsi in fiabe.» Girato nell’Alpago, regione geografica della provincia di Belluno,  poco dopo le grandi piogge di novembre 2018, il minifilm è interpretato da Samuele Barattin, un bambino del luogo senza alcuna esperienza recitativa ed è prodotto dal produttore e documentarista Massimo Belluzzo per ZetaGroup SRL. Fotografato da Beniamino Gelain, The Little Child si avvale delle suggestive musiche del compositore texano Bradford Nyght, ed è online per tutti su youtube. Non guardatelo una volta sola. Scoprirete ogni volta che ve ne concederete la visione qualcosa di nuovo e di diverso. Particolari, analogie, simbolismi nascosti. Capita così con i grandi autori.