gunman sean penn

The Gunman – Pierre Morel

Una convinzione su cui baso fortemente gran parte della mia esistenza è che le persone non cambiano: migliorano o peggiorano, questo sì, ma alla fin fine restano sempre uguali. Questo è maggiormente vero quando ciò che li caratterizza è talmente forte, talmente profondamente radicato nell'animo, che qualunque cosa facciano o dicano non possono che essere esattamente quello che sono anche se si rifiutano di esserlo. Alla base di The Gunman sta proprio questo concetto: Jim Terrier (Sean Penn) vorrebbe essere un pacifico operatore umanitario, ma tutto quello che riesce a essere è un agente speciale internazionale che neutralizza il nemico in poche e rapide mosse. Nel suo passato oscuro si nasconde la ragione dell'impossibilità di un presente tranquillo e anonimo: il passato prende in ostaggio il presente e Jim deve pagare il riscatto perché la sua vita tranquilla possa ricominciare.

the gunman poster sean penn

Diciamolo subito: questo film è poco convincente. Pierre Morel, regista di The Gunman, in passato ci aveva abituato a opere decisamente migliori come Taken – Io vi troverò nel 2009 o From Paris with Love. Entrambi i film avevano qualcosa di particolare che li faceva andare oltre il semplice action movie in pieno accordo con lo stile ecclettico e talvolta visionario di Luc Besson. In The Gunman, invece, il brio non c'è: ci ritroviamo davanti a una Coca-Cola sgasata per il semplice motivo che tutte le motivazioni dei personaggi, escludendo quella iniziale, sono scialbe, incolori, talvolta inutili. Gli ostacoli della vita di Jim Terrier non sembrano poi così insormontabili, il personaggio resta perennemente uguale a se stesso e le relazioni che ha con gli altri non sembrano neppure minimamente reali.

Il gioco che si è tentato di fare è stato quello di alzare l'asticella: Pierre Morel e con lui tutta la produzione Silver Pictures e perfino Sean Penn stesso hanno cercato di fare un action movie più aulico, quasi un thriller con innesti di action così come va di moda farli oggi in Francia, partendo dal romanzo di Jean-Patrick Manchette del 1981 La position du Tireur Couché. Il risultato è invece un pasticcio, un ammasso di buchi di sceneggiatura, uno sperpero di prove attoriali a volte buone (Sean Penn, Jasmine Trinca), a volte terrificanti (Javier Bardem sembra una caricatura di se stesso), a volte perfino inutili (Idris Elba, in una versione di Luther molto meno intrigante). Il meglio che si può avere da The Gunman viene, neanche a dirlo, dalle scene d'azione. Su questo non c'è alcun dubbio: Pierre Morel è tra i migliori in questo momento, in questo campo. Perché cercare di più? Perché affannarsi nella ricerca di una legittimazione, di un’elevazione poetica non richiesta da nessuno? Gli action hanno un loro motivo d’esistere e questo dovrebbe essere abbastanza.