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The Avengers: Age of Ultron – Joss Whedon

I Vendicatori sono tornati. Dopo aver salvato New York da una minaccia aliena, lo scenario migra in una regione di fantasia dell’’Est Europa (in realtà la località di Bard in Valle d’’Aosta). Il villain di turno è Ultron, intelligenza artificiale progettata da Tony Stark con lo scopo di proteggere l’’umanità da invasioni che distruggerebbero il pianeta. La genesi di questo personaggio richiama alla mente un classico della letteratura (prima) e del cinema (poi): Frankenstein.

Tony Stark, infatti, è uno scienziato e, sebbene si nasconda dietro la presunta esigenza di proteggere la Terra, brama questa creazione come il Dr. Frankenstein bramava il suo Prometeo. E la storia si ripete: Ultron non rende fiero il “padre”, si ribella e cerca di eliminare la razza umana che non ritiene degna di evolversi. Ritorna qui l’’antico dibattito sulla legittimità da parte dell’’uomo di sfidare la natura e giocare con la vita, ma anche la riflessione sull’’importanza dell’’unità, del lavoro di squadra per scacciare il pericolo globale.

avengers age of ultron poster

L’’incipit porta all’’interno della prima battaglia, restituendo uno sguardo fluttuante e dinamico che catapulta lo spettatore da un angolo all’’altro dell’’azione e funge da (ri)presentazione dei personaggi. Gli Avengers ci sono tutti e sono uniti contro un nuovo nemico. Questo nuovo inizio è promettente e nelle scene d’’azione le attese verranno rispettate, anche se lo spostamento degli scontri da New York a una località certamente più caratteristica, ma anche molto più piccola ridimensiona la potenza visiva e fa si che venga meno una componente importante quale lo spazio metropolitano, vero e proprio attore che contribuisce da sempre all’’imponenza degli scontri di marveliana (e non solo) memoria.

Whedon ha cercato di inserire, tra il dinamismo potentissimo dell’’azione, alcune scene in cui è indagata (forse un po’’ troppo superficialmente) la dimensione umana dei Vendicatori. Sono dipinti in imbarazzo, fuori posto, stretti nella morsa della realtà quotidiana che si dimostrano goffi nel gestire. Queste sequenze sono funzionali alla caratterizzazione dei personaggi, smorzano il ritmo della narrazione, creano aspettativa e preparano il terreno per fruire totalmente dello spettacolo della battaglia finale. L’’ironia è presente (anche se in quantità minore rispetto al primo capitolo della saga) e permette al film di non prendersi mai troppo sul serio riportando alla mente la propria origine fumettistica e inscrivendosi in una realtà finzionale in cui tutto diventa possibile e accettabile.

Se il film venisse isolato e osservato come un prodotto a sé stante si potrebbe parlare di sceneggiatura debole, siccome alcune sequenze sono abbozzate e non approfondite, ma essendo parte di un grande piano produttivo comprendente più media (Fumetti, Cinema e Tv) la valutazione è positiva e l’’obiettivo finale di intrattenere, divertire e creare aspettative per il film che verrà è riuscita. Come di consueto non si esce dalla sala prima della fine dei titoli di coda.