the act of killing

The Act of Killing – Joshua Oppenheimer

Voglio essere sincero con chiunque legga: ho trovato The Act of Killing, prodotto da Werner Herzog e a un passo dall’Oscar 2014 per il Miglior documentario, difficile da inquadrare. Il film è un’inchiesta originale quanto profonda: indaga sulla strage di civili avvenuta in Indonesia negli anni ’60 ad opera di mercenari appoggiati dalla dittatura militare, allo scopo di eliminare chiunque potesse anche solo lontanamente essere ricondotto a simpatie comuniste. Il regista-reporter Joshua Oppenheimer intervista direttamente gli autori di tali massacri, facendosi raccontare luoghi, modi e tecniche di tortura e uccisione di migliaia di persone; oltre a ciò, chiede loro di girare un film che conservi il ricordo di quanto hanno fatto. E chissà che proprio questo non serva a cambiare qualcosa.

Il documentario possiede un’estetica potente ma ciò che spiazza di The Act of Killing è la totale assenza del tipo di immagini che ci si aspetterebbe per raccontare un tema simile. L’atto di uccidere viene semplicemente raccontato, mentre la regia, la colonna sonora, la scrittura spariscono, lasciando lo spettatore in balia di signori apparentemente normali, con voci monotone che narrano cose atroci.

Ciò che senza dubbio inquieta maggiormente sono l’orgoglio e i sorrisi sul volto delle persone mentre raccontano, indice di un’ideologia dominante vincente e radicata, soprattutto mai, in quasi cinquant’anni, sottoposta a (auto)critica. Difatti, il film mostra apertamente il loro lungo e perverso tentativo di giustificare azioni ingiustificabili, in nome di un presunto scopo più alto; assurda e significativa la loro insistenza nel ricondurre il significato della parola gangster a quello di “uomo libero”. Tutto questa crea un clima decisamente surreale, all’interno del quale ci si trova completamente spaesati.

Il fatto che Oppenheimer convinca i fautori del massacro a girare un film-memoria sulle loro azioni rivela il suo vero scopo: come dimostra l’ultima, bellissima scena, il cinema ha un potere enorme, capace di penetrare la pietra delle loro coscienze e scardinare l’emotività che giace là dietro.