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TFF 36 – Il cinema sotto la mole #3

Ride di Valerio Mastandrea (Torino 36)

Il primo film da regista di Mastandrea narra le ore precedenti ad un funerale, quello di Mauro Secondari, 35enne morto in fabbrica. Queste ore sono raccontate da 3 punti di vista differenti: quello della moglie Carolina (Chiara Martegiani, compagna di Mastandrea nella vita), del figlio Bruno (Arturo Marchetti) e del padre Cesare (Renato Carpentieri). E c’è anche il tempo per l’incursione di un fratello ex galeotto, interpretato da Stefano Dionisi. Il film è più una commedia che un dramma, Carolina non riesce a piangere, prova a vivere il lutto come “dovrebbe“, ma per quanto si sforzi quello non è il suo modo di reagire ad un evento così grave ed inaspettato, perché in realtà non esiste un modo in cui si deve reagire ad un lutto. A questo si uniscono le incomprensioni del piccolo Bruno e i tormenti e sensi di colpa silenziosi del padre Cesare che lo aveva inserito all’interno di quella stesa fabbrica dove aveva speso la vita. Questo film d’esordio si presenta con dei buoni spunti, trattando un argomento importante e mai troppo dibattuto come quello delle morti bianche in maniera leggera e con  toni da commedia, inciampando però qua e là. Nonostante ciò va dato merito ad alcune scelte registiche che, anche se non proprio originali, lo rendono un film godibile.

(Stefano Careddu)

Ride
The Guilty di Gustav Möller – (Torino 36)

Nel buio di una sala del pronto intervento telefonico della polizia di Copenaghen, Asger conta i minuti che lo separano dalla fine del suo turno del suo ultimo giorno da centralinista, prima di tornare all’agognato servizio di pattuglia. Questo malessere cambia quando gli viene assegnata la chiamata di un’anonima rapita. La sceneggiatura di Gustav Möller (anche regista) eccelle nell’ideare un percorso di quasi novanta minuti nel quale il tempo della storia e il tempo del racconto coincidono. Alla loro prima opera, i giovani autori di “The Guilty”, freschi di Accademia del Cinema di Copenaghen, con meritata arroganza puntano con quest’opera all’Oscar. La tensione palpabile della vicenda è resa ancor più potente dall’interpretazione magistrale di un Jacob Cedergren all’apice della sua carriera.

(Marco Perna)

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Heavy Trip di Juusio Laatio e Jukka Vidgren – (After Hours)

Un paesino nel nord della Finlandia, un viaggio verso il festival metal più importante della Norvegia e un’improbabile band di metallari. Tutto questo (e molto altro) è Heavy Trip, esordio alla regia di Juuso Laatio e Jkka Vidgren, una commedia nordica che punta a strappare sempre più risate in un crescendo di assurde (dis)avventure che portano a profanazioni di tombe e scontri armati sul confine tra Finlandia e Norvegia. Un trip divertente, demenziale, originale che a suon di growl procede con ritmo incalzante e accompagna la band protagonista, gli Impaled Rektum, alla conquista della ribalta e del pubblico del Torino Film Festival.

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Juliet, Naked di Jesse Peretz – (Festa mobile)

Annie (Rose Byrne) e Duncan (Chris O’Dowd) sono una coppia che porta avanti una stanca relazione. Lei si sente trascurata e lui è letteralmente ossessionato dalla figura di Tucker Crowe (Ethan Hawke), un rocker talentuoso scomparso misteriosamente dalla scena. Ma il musicista sta per farsi vivo in un modo del tutto inaspettato per Annie e Duncan. Il regista americano Jesse Peretz adatta per il grande schermo Juliet, Naked di Nick Hornby (in Italia tradotto con il titolo Tutta un’altra musica). Presentato al Sundance, il film porta lo stesso titolo del romanzo ed è una commedia romantica spassosa e leggera in cui trovano spazio personaggi molto ben caratterizzati e bene interpretati dagli attori, fra cui spicca Ethan Hawke in un ruolo comico che dimostra la sua grande versatilità. Juliet, Naked è una storia d’amore che ha un piglio ironico e brillante, uno di quei film che riesce a mettere il buon umore.

(Giulia Bona)