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So ’90s: Ride

Ci entri e non ci esci da quest’’onda, da questo stato ultraterreno, senza confine e senza padrone. Loro sono i Ride da Oxford (UK), che dello shoegaze sono un emblema, appagando la mente e l’orecchio con melodie sognanti e chitarre delicatamente graffianti.

Travolgono in aperture con ‘Seagull’ dal caotico finale, e ‘Kaleidoscope’ che si regge bene sulle forti parti ritmiche. ‘In a Different Place’ innalza al cielo tutti i pensieri onirici, portandoli a spasso, in balia delle volontà umane e azzerando le distanze reali, avvicinando tutto ciò che si vuole rendendolo avverabile, riportando subito dopo alla dura realtà della lontananza.

La chitarra di Andy Bell (Hurricane #1, Oasis, attualmente Beady Eye) e il basso di Mark Gardener hanno la capacità di parlare all’ascoltatore trascinandolo nello spazio disegnato da ciò che sentono in modo surreale e immateriale. ‘Dreams Burn Down’ raggiunge picchi di emotività eccelsi, dove la voce di Andy ti prende ti porta per mano, senza stringerti troppo la presa. ‘Vapour Trail’ è il connubio perfetto che i Ride riescono a dare alle loro note, alle loro melodie e ai loro stati emotivi; si sente l’introspezione poetica con una speranza mai persa come recita il finale accompagnato dagli archi, «“You seem to come and go / I never seem to know / And all my time / Is yours as much as mine / We never have enough / Time to show our love»”.

Un album di debutto di una intensità emotiva pari a pochi, raffinato, ben strutturato e dotato di ottime variazioni sul tema. Sciolti nel 1996, uno sporadico riavvicinamento dopo il 2001, rimangono un bellissimo sogno. Eterei.