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To Fade at Dusk – The Yellow Traffic Light

Alcuni gruppi vanno presi a piccole dosi, magari per entrare appieno nel loro mondo occorrono ascolti prolungati, tempi dilati e un gradiente di attenzione non comune, almeno nel nostro confuso tempo moderno. E poi ci sono gruppi come The Yellow Traffic Light che non hanno bisogno di presentazioni: si ascoltano le chitarre che si uniscono al basso che si amalgama alla batteria con la voce che taglia l'aria e le chiacchiere stanno subito a zero.

Un gruppo diretto e tagliente, come una katana uscito dalla fucina di Hattori Hanzo, che ha da poco realizzato, per We Never Being Boring il terzo Ep, To Fade at Dusk. Cinque tracce che piovono repentine e improvvise come un temporale ad agosto e che ti lasciano lì, con la faccia stupita, i vestiti bagnati e i capelli scompigliati da una turbolenza sonica. Burger Shot, la seconda traccia delle cinque che compongono l'Ep, è una specie di manifesto programmatico di “come” dovrebbe suonare una band che si proclama, più o meno dichiaratamente, “shoegaze e dream pop”. L'impasto delle chitarre sature riempie tutta l'atmosfera e la sezione ritmica, con un basso “sugli scudi”, fa il resto.

Una band, questi The Yellow Traffic Light, che pur trovando nella dimensione live la loro condizione migliore per l'ascolto (e magari anche per “maledirli”, vista la perizia con la quale suonano nonostante la giovane, giovanissima età) pare molto maturata rispetto ai precedenti Ep, complice anche una produzione e un missaggio certamente superiori a prima. Da sottolineare, per uno degli inizi più fulminanti che si siano sentiti da un po' di tempo a questa parte (non siamo distanti, seppur nella differenza piuttosto sostanziale di genere, dal sapore di rapidità e polvere da sparo di Helicopter dei Bloc Party), la quarta canzone, Fall, un pezzo tiratissima che parte quasi come uno strumentale e poi si evolve in una specie di cavalcata punk, con testi profondi e molto più ragionati rispetto che in precedenza.

Una traccia con chitarre “dondolanti” che non ti permette di tenere fermo praticamente alcun muscolo del tuo corpo: chi avrebbe mai detto che con lo shoegaze si potesse ballare (se male o bene non ci interessa, l'importante è muovere testa, spalle e gambe al ritmo dei torinesi). In ultima analisi la vera domanda è questa: quando verrà il momento per The Yellow Traffic Light di un album “fatto e finito”? Ce lo chiediamo visto che lo stiamo tutti aspettando: non fosse altro che per continuare a ballare in modo tanto scoordinato.