Sopra ogni cosa

Sopra ogni cosa – Don Andrea Gallo

Sopra ogni cosa è il frutto di quella che è stata definita, a ragione, “un’amicizia angelicamente anarchica”, un legame profondo che ha unito un parroco di strada, Don Andrea Gallo, a un profeta (e poeta) laico dei nostri giorni qual era Fabrizio De André, nato quando un giovane liceale dal temperamento ribelle affascinò un altrettanto ribelle insegnante di religione.

Il contesto, le vie del ghetto di Genova, i cosiddetti caruggi, un centro storico fatto di prostitute, spacciatori, tossicodipendenti, transessuali, poveri ed emarginati, ma anche di odori, colori, sensazioni e suggestioni che solo una città fatta di storia e cosmopolitismo può donare a chi è disposto ad ascoltarla.

Ad un primo sguardo, già il sottotitolo appare di per sé come una provocazione: Il vangelo laico secondo De André nel testamento di un profeta, una provocazione lanciata da un prete che ha fatto della strada la sua università e dell’accoglienza agli ultimi la sua missione, pestando i piedi ai benpensanti e alla frangia più statica e conformista della Chiesa stessa, pur obbedendo ai precetti cristiani, baluardo fondamentale insieme alla Costituzione.

Suddiviso in dodici capitoli, che si identificano con altrettante canzoni di De André, tra le più celebri e amate, nella sua ultima opera Don Gallo vuole rilanciare quei valori che sono stati per lui ancor più imprescindibili e intoccabili di quelli religiosi, una Buona Novella sacra e profana al contempo, un ideale condiviso alimentato da un vento libertario che non si è mai sopito.

Sermone decisamente sui generis, diario personale, sfogo e flusso di coscienza, e ancora testamento spirituale in piena regola, Sopra ogni cosa è tutto questo, sia dal punto di vista stilistico che semantico.

Dalle pagine di questo volume traspare con chiarezza il fatto che Andrea Gallo non fosse uno scrittore professionista, diventa palese nello stile, mai ricercato e a tratti eccessivamente semplice e discorsivo, ma proprio per questo così puro e in grado di toccare le corde dell’anima del lettore, con passione, indignazione, compassione.

Nel complesso, un’opera che possiede quella bellezza che soltanto le cose imperfette hanno, ma d’altronde, dalla storia di un’amicizia simile, non poteva nascere nulla di diverso: “Caro Andrea, ti sono amico perché sei l’unico prete che non mi vuole mandare in paradiso per forza”, così Faber soleva apostrofare Don Gallo, riassumendo il significato di un libro curato fino alla morte dal proprio autore.