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Queste assolate tenebre – Sandro Lombardi

Ci sono persone che hanno la fortuna di scoprire nella bellezza della poesia un prezioso strumento con cui passare dalla dimensione dell’esistere a quella del vivere più abbagliante, proprio come è accaduto al grande attore Sandro Lombardi durante la sua adolescenza con i versi di Mario Luzi.

Nel suo Queste assolate tenebre (Lindau, giugno 2015) Lombardi, celebre tra l’altro per aver affrontato in maniera innovativa a teatro con Tiezzi le opere di Testori, si rivolge direttamente al poeta fiorentino con intima ammirazione e affetto dandogli del tu, come se gli stesse scrivendo una lunga lettera appassionata: «Mario carissimo, nel corso degli ultimi vent’anni mi è capitato più volte di venir sollecitato a scrivere di te. Quando eri ancora in vita, com’è naturale, usavo la terza persona. Da quando non ci sei più mi viene meglio la seconda. Fa parte di quel dialogo con i defunti che tutti noi, credo, da una certa età, impariamo a intrattenere.»

Per l’attore toscano la poesia di Luzi è qui una bussola irrinunciabile per ripercorrere alcuni eventi fondamentali della propria vita, dall’adolescenza serena ma malinconica nel Casentino ai primi successi teatrali negli anni Settanta con Tiezzi, dall’inizio dell’amicizia e collaborazione artistica col poeta nel 1989 alla depressione che nel 2004 lo ha inesorabilmente imprigionato, fino ad arrivare all’insperata rinascita umana e professionale.

Lombardi

In questo spostarsi leggiadro e pensoso da un periodo all’altro, l’artista rivela come l’incantevole struggimento delle parole di Luzi, con la sua scorta di visioni e suggestioni, sia stato per lui altissimo medicamento contro le ombre più opprimenti e imbattibili, indispensabile mezzo per offendere con eleganza gli aspetti maggiormente deleteri della malinconia, perfetta eco delle parti più segrete e complesse della sua persona(lità) costantemente divisa fra quotidiano e palcoscenico.

Le riflessioni con cui l’attore riempie talvolta le sue pagine sono così precise, dettagliate e ricche di riferimenti da trasformare a tratti il libro in una sorta di affettuoso saggio letterario, come accade nei momenti in cui confronta alcune affermazioni di Pasolini con i versi di Luzi, o quando individua un senso di teatralità nell’opera dell’amico.

Ma, soprattutto, l’intensità della scrittura di Lombardi, a tratti vicina a quella di Bellezza e Tondelli, in equilibrio fra delicatezza e passione, lirismo e ferocia della sofferenza, inganna piacevolmente il lettore facendogli credere di trovarsi davanti a un vero e proprio romanzo di finzione, in cui il protagonista si difende con l’arte e la letteratura dalla logica svilente della morte e del dolore, riesce a vedere meglio la vita (e a tenerne a bada gli umori più oscuri) puntandole gentilmente contro il lume della poesia.