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Sisifo – Gaia Ginevra Giorgi

Compito fondamentale dell’arte, e soprattutto della letteratura, è rinnovare coscienze risvegliando quei sentimenti di inadeguatezza al reale ormai sopiti dall’abitudine all’ordine istituito delle cose.

Quando una poesia colpisce apre una forbice con la realtà conosciuta: essere gettato nell’incertezza esistenziale porta a considerare come valido ogni punto di vista sulla vita, spesso anche quelli che sembrano più paradossali e nichilisti.

E il paradosso, o meglio l’assurdo, sembra proprio essere il nucleo centrale di Sisifo (Alter Ego, 2016), la prima raccolta di poesie pubblicata da Gaia Ginevra Giorgi.

Prima nella mitologia classica e poi nella rilettura filosofica di Albert Camus, Sisifo è il personaggio dell’assurdo, ne incarna la più pura essenza: alla sua esistenza, che è metaforicamente quella dell’umanità intera, viene negato qualsivoglia fine ultimo o ultraterreno, la vita si presenta semplicemente come perpetuo moto privo di qualunque scopo.

Nella sua opera Giorgi porta allo scoperto la stravagante natura della realtà, di cui lo stesso linguaggio poetico è primo messaggero.
Le sue poesie giocano con immagini, odori e suoni, spesso orchestrati in modo sinestetico come specchio di sensazioni contrastanti (Missili, Colline).

Il paesaggio in tutto questo gioca un ruolo determinante: a volte cittadino e a volte naturale, diventa insieme sfondo e co-protagonista della riflessione esistenziale, in quanto gli oggetti che lo abitano sono il tramite grazie al quale viene consegnato il sentimento al lettore (Io mi son consumata, Le montagne erano le mie allucinazioni).
Questi stessi oggetti poi diventano il filtro con cui la poetessa cerca di intuire e mostrarci la realtà che sta vivendo: una realtà osservabile ma mai veramente intellegibile.

I continui slittamenti temporali e spaziali seminati tra i versi rendono ancora meglio l’idea di straniamento: spesso le memorie si fondono all’aspettativa di un futuro incerto, ma viceversa a volte la memoria stessa diventa luogo dell’insofferenza, e l’inaccessibilità del futuro si trasforma nell’unico fragile riparo dal passato (Missili).

Dai versi di Sisifo non traspare quindi una soluzione, un barlume di sicurezza o di pace incondizionata: la vita è una continua battaglia tra sensazioni che si scavalcano e si giustappongono, tra lampi mnemonici e futuri improbabili.

Gaia Ginevra Giorgi accetta l’assurdo, gli permette di diventare parte integrante del suo essere e lo esorcizza nero su bianco tramite un fulminante uso della parola.
Scrivendo Sisifo si disperde volontariamente nei paesaggi letterari da lei dipinti, quasi dissolvendosi in questa sorta di caos primordiale per poi finalmente diventarne parte.
Le sue poesie lasciano quel gusto dolceamaro di illuminazione estetica unita allo sgomento dato dal fatto che sì, riflettere sulla natura contraddittoria delle esperienze che viviamo ci immerge nel paradosso e distrugge ogni sicurezza acquisita nel tempo.

Sisifo è una vera e propria apologia dell’inverosimile: è sbagliato cercare di trovare un senso all’esistere, in quanto noi per primi non troviamo senso in noi stessi.