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Sacro Vs Profano tra arte, letteratura, cinema, musica

Il sacro e il profano sono stati da sempre due temi opposti, ma sostanzialmente molto vicini tra loro. Partiamo da Dante. Beatrice e Francesca non sono uno degli esempi più evidenti? La seconda è la protagonista del V canto dell'Inferno a causa del suo adulterio, pur avendo tutta la comprensione da parte dell'autore; la prima, amore platonico del poeta. A lei venne dedicato primo su tutti il sonetto Tanto gentile, tanto onesta pare, un’intera cantica, il Paradiso, e un'intera opera, la Vita Nova.

Nei primi anni del 1500 il pittore Tiziano dipinse un famoso olio su tela, intitolato per l'appunto amor sacro e amor profano, nel quale venivano raffigurate due figure femminili: una vestita, l'altra semi-nuda. Penelope o Calipso, Venere o Medea, il quadro lascia aperte varie interpretazioni. L'unica cosa certa è che la nudità rappresenta il sacro, in quanto, proprio per via della sua posa rappresenta il classicismo, la semplicità e la purezza. Viceversa la figura vestita, la quale, sotto i propri abiti, potrebbe celare qualcosa di poco chiaro e facilmente visibile.

Ma il sacro e il profano hanno interessato anche il cinema. E qui veniamo all’attualità. Due esempi. Il primo, Sacro e Profano, diretto da Madonna, narra le gesta di Eugene Hutz, frontman dei Gogol Bordello, costretto a soddisfare desideri sadomaso dei suoi clienti per poter finanziare le prove del suo gruppo punk. Lampante esempio di come questi due aggettivi non siano nient’altro che due facce della stessa medaglia e che per conquistare una cosa ritenuta positiva bisogna per necessità passare attraverso il “profano”.

Il secondo riguarda il celebre film Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick, a sua volta ispirato al Doppio Sogno, racconto di Arthur Schnitzler. I protagonisti, vivendo apparentemente una felice vita di coppia, vengono spinti dall'irrefrenabile desiderio di evadere dalla normalità, tradendo e percorrendo vie amorali, per poi precipitare nella confusione mentale più drammatica.

E la musica? Beh, forse il collegamento è un po’ forzato, ma come fare a non pensare, ad esempio, al rock dei primi tempi, anticonformista, non figlio del sistema, in contrapposizione a quello glam nato negli anni '80 molte e spesse volte rivolto ad un interesse puramente commerciale, avvicinandosi a uno stile musicale solo perché andava particolarmente di moda? Per non parlare poi di Bocca di Rosa, di tutt'altro discorso, di Fabrizio de André, donna “usata”, ma anche amata che “si porta a spasso per il paese l'amore sacro e l'amore profano”.

Kierkegaard, filosofo del XIX secolo, nella sua opera Aut Aut, sosteneva che l'uomo ha necessariamente bisogno, nella sua vita, di un radicale cambiamento, concludendo poi che la via migliore da seguire sia quella religiosa. Opinioni. Ma questo radicale cambiamento porta a qualcosa di positivo? Il sacro e il profano non sono altro che due “figure” che viaggiano parallelamente, come il bene e il male. Uno in funzione dell'altro. Uno lo specchio dell'altro.

Molte volte non è detto che passando dall'altra parte si raggiunga ciò che veramente si cerca. Si è spinti dalla voglia di alienarsi dal mondo, dalla routine, dalla noia. Facile cadere nella disperazione più totale non avendo niente di emotivamente considerabile. Tutto ciò risulta essere puramente materialista, portandoti a vivere alla giornata, ma non regalandoti niente da ricordare o da portare con sé nel percorso della vita. Molte volte, paradossalmente, essere “alternativi” e “trasgressivi”, non è nient’altro che vivere semplicemente.