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Paradiso: dalla letteratura al rock

Che idea ha l’uomo del Paradiso? Un noto personaggio della letteratura italiana, Dante Alighieri, potrebbe darci una risposta.

Premessa. Per definire tale la sua opera, la Divina Commedia, vale a dire un poema, siamo costretti a intendere come vero il viaggio da egli percorso. Il principio primo per comprendere questa opera è che essa non è invenzione e se perdiamo di vista questo fatto corriamo il pericolo di perdere di vista il poema stesso. E allora Dante descrive il Paradiso come la sede di Dio e dei beati. Concepito di una luce pura, immateriale, immobile, al centro di un sistema di nove cieli che le ruotano intorno. 400 anni dopo John Milton scrisse Paradise Lost, opera destinata a diventare tra le più importanti nella letteratura inglese ed a ispirare diverse band musicali della scena gothic.

Il Paradiso è stato da sempre tema di discussione, molti hanno cercato di immaginarlo, altri hanno cercato di raggiungerlo attraverso vie terrene alternative, altri ancora ne hanno parlato nelle loro canzoni. E molte volte il Paradiso non è solo “aldilà”, ma può anche essere inteso come concezione idilliaca dello stare bene. I Guns’’n’’Roses nella loro celebre Paradise City parlano di un luogo per loro molto vicino alla perfezione: donne, alcol, droga “where the grass is green and the girl are pretty” urlando “I want you please take me home!”.

Per loro questa è la vera casa, il vero Paradiso! Bob Dylan chiedeva aiuto al attraverso una delle sue canzoni più rappresentative: “Knockin’ on Heaven’s Door”. Il periodo è quello della guerra in Vietnam, della crisi cubana e della relativa paura di una terza guerra mondiale, della lotta alla discriminazione razziale americana e dei vari invani tentativi di conquistare la pace. Il testo, dai vari e certe volte non chiari significati potrebbe riferirsi all’’urlo di una parte di quella generazione che, quasi senza più appigli, bussa alle porte del cielo perché tutto sta diventando scuro e buio.

Ma nessuna porta del cielo si aprirà per schiarire e illuminare quelle vicende che passeranno alla storia come tra le più tristi del secondo dopoguerra. E forse era proprio in un periodo simile, di sfiducia e tristezza che i vari “poeti maledetti”, in primis Charles Baudelaire, durante il Decadentismo, assunsero droghe per evadere da quella realtà che loro non condividevano. Un tentativo di alienazione che li portò a crearsi un paradiso artificiale nel quale, almeno per qualche momento, riuscirono a trovare un po’ di conforto. Ed è da sottolineare come in quei momenti particolari produssero le loro opere migliori.

Ed è proprio in questa situazione che volando come un albatros, come la celebre poesia, riuscirono mentalmente a sorvolare la massa ignorante che questa generazione vide come vero e proprio cancro della società. I Led Zeppelin cantavano in Stairway to Heaven parlano di una società nichilista nella quale una donna materialista pensa di riuscire a comprarsi una scala per il paradiso con un semplice gesto. Rober Plant scrisse questa canzone, molte volte interpretata anche con allusioni al satanismo, nella ricerca di una nuova perfezione spirituale in contrapposizione appunto alla società, rappresentata dalla protagonista, che il rocker tenta di descrivere.

Egli spera che “when all are one and one is all, to be a rock and not to roll” ci sarà la possibilità di salvarsi e di non rotolare via. Ognuno, attraverso le varie forme dell’’arte, cerca di dare una spiegazione al concetto di paradiso, lo descrive, lo invoca come aiuto, lo cerca per avere spiegazioni, semplicemente lo idealizza cercando, quasi sempre, una via d’uscita dalla quotidianità senza per forza avere un riferimento all’’aspetto religioso, anzi quasi sempre si cerca una risposta intraprendendo una via dai forti significati mistici.