Krypton Tre movimenti di luce

Tre Movimenti di Luce – Krypton Teatro

Rumore/Tremore/Fulgore nel Paradiso di Cauteruccio

Si può reinterpretare a teatro, in maniera «sfrontatamente» sintetica, una delle più grandi opere di tutti i tempi come La Divina Commedia senza sminuirne il contenuto e mantenendone intatto lo spirito? In Tre movimenti di luce, Giancarlo Cauteruccio – fondatore della storica compagnia Krypton – racchiude il capolavoro di Dante nell’angusto spazio di un’ora, o poco più, riuscendo a ricrearne perfettamente l’aura con un intenso apparato visivo e sonoro.

Se la figura di Dante, per le riflessioni e i temi messi in campo, può essere considerata a noi contemporanea, è altrettanto vero che l’uomo del ventunesimo secolo è diametralmente opposto a quello medievale; quanto invece alla concezione del nostro corpo, più volte descritto all’interno dell’opera nei suoi meccanismi più «primordiali» e istintivi, e all’idea della Luce (divina), queste sono rimaste assai simili a quelle di sette secoli fa. È così che il regista, con originale intuizione, dà forma a uno spettacolo che si configura come «epopea del corpo e della luce»; un’«esperienza sensoriale», cioè, in cui colui che chiamiamo comunemente spettatore, proprio come un Dante della contemporaneità, è invitato a entrare direttamente negli spazi delle tre cantiche, che per l’occasione diventano tre microuniversi situati in luoghi e piani diversi del Teatro dell’Opera. Mentre l’Inferno e il Purgatorio sono «costretti» in due grandi stanze, il Paradiso verrà invece collocato nella cavea all’aperto, sulla cima dell’edificio.

Foto di scena ©Stefano Ridolfi

In ognuna delle tre dimensioni la moltitudine delle anime è «riassunta» e rappresentata da una presenza femminile dall’aspetto androgino (la performer Chiara De Palo), che si muove e canta, continuamente sottoposta a un abbacinante labirinto di luci. La sua rapsodia visiva è accompagnata da alcuni strumenti musicali situati in un angolo (minacciosi all’inizio, celestiali alla fine del viaggio) e dalla voce dello stesso Cauteruccio che, con tono tenebroso, legge alcuni brani della Divina Commedia in dialetto calabrese.

Foto di scena ©Stefano Ridolfi

Nella «sala» dell’Inferno, simile a una discoteca sull’orlo di un abisso, un violento colore rosso inonda una serie di lunghe aste di ferro che arrivano fino al soffitto. Qui la perfomer, un’anima prava completamente nuda che grida e si dimena mentre viene come fagocitata da una musica prepotente, si dimostra perfetta nel rendere il proprio corpo un luogo di strazio indescrivibile, un esperimento spasmodico sul dolore, uno spettacolo insopportabile e irrefrenabile delle terribili conseguenze del peccato.

Foto di scena ©Stefano Ridolfi

Nel Purgatorio, poi, la cupezza, seppur certamente sempre presente, si fa più sostenibile: l’anima, situata al centro di un quadrato scuro illuminato da una forte luce bianca, svolge degli esercizi di ginnastica. I movimenti atletici della sua figura, per quanto sempre tormentati, sono anche fonte irrefrenabile di un’energia concentratissima, come se si stesse allenando per compiere un «salto in alto» verso la zona celeste.

Il Paradiso, infine, in cui l’attrice si aggira come una visione fantasmatica, affascina per l’uso dell’illuminazione che, proiettata sulla cavea, si trasforma in cascate e arcobaleni. Qui, dove il Bene è in diretto contatto con «l’alto dei cieli», i vari stadi di tormento che avevano avvolto gli spettatori sono stati ormai superati.

Foto di scena ©Stefano Ridolfi

Ma la Luce accecante (di Dio) che alla fine inonda il luogo sembra veicolo di una beatitudine così netta e severa nella sua estrema potenza da far sospettare ai nostri occhi il ritorno di un nuovo principio oscuro. Ed ecco infatti che, come in un incanto perverso, si odono nuovamente i primi versi del poema sulla selva oscura. Come in una Ringkomposition, dunque, tutto sta per ricominciare. Ma lo spettacolo, in fondo, è stato un esperimento talmente ipnotico che varrebbe la pena di ripercorrerlo, anche a costo di riattraversare i traumi dell’Inferno e i tormenti del Purgatorio.

Opera, Firenze – 10 giugno 2015