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Provincia cronica – Emilio Nigro

Provincia cronica (Teomedia, 2016) è un libro duro, disincantato, dove non c’è spazio per personaggi positivi, né tantomeno per il cosiddetto lieto fine.
Provincia cronica è una raccolta di dodici novelle crude se non crudeli, amare, che sbattono in faccia al lettore tutto lo squallore e le difficoltà di una società moderna malata, che costringe i suoi attori ad estenuanti battaglie quotidiane.

Emilio Nigro sceglie, sapientemente, di ambientare le sue storie nella provincia del Sud Italia, scegliendo accuratamente soltanto il rovescio (negativo, ovviamente) della medaglia: il Sud non è quello del mare cristallino, del sole, delle spiagge e della bellezza mediterranea, affatto, il Sud di Nigro è quello della piccola criminalità, dei locali malfamati, della delinquenza, della droga e dell’alcolismo.

Anche i protagonisti si allineano perfettamente a questa atmosfera decadente che pervade la raccolta, una sfilata di donne facili, emozioni bulimiche che confluiscono in storie d’amore (o meglio, di sesso) malate e insoddisfacenti, donne oggetto maneggiate con scarsa cura da uomini voraci, violenza da entrambe le parti, protagonisti senza nome, né caratterizzazione fisica o morale, ma che rimangono comunque fortemente impressi.

Il background teatrale di Nigro emerge prepotentemente anche nello stile narrativo: ritmo incalzante, scrittura intima e colloquiale, un intelligente uso della prima persona che permette al lettore una profonda empatia con i protagonisti delle vicende, seppur così spesso negativi, mettendo a nudo con schietta sensibilità il senso di inadeguatezza e la necessità di evasione che permea la realtà contemporanea.

La lettura risulta scorrevole, nitida e piacevole, nonostante le tematiche siano spesso scomode, le novelle si somigliano, le caratteristiche sono comuni, ma l’autore sa aggiungere ogni volta un pizzico di crudele ironia, che sfocia in feroce sarcasmo, in grado di identificarle distintamente una ad una.

La Provincia diventa Cronica come un male incurabile, un cancro morale che affligge tutti coloro che ne fanno parte, “come una malattia, come una sfortuna, come un’anestesia, come un’abitudine”, come direbbe qualcuno, visione pessimistica erede di grandissimo autori della letteratura moderna (da La nausea di Sartre a Uomini e Topi di Steinbeck, impossibile prescindere da Chuck Palahniuk, Bret Easton Ellis e dal filone narrativo della Pulp Literature).