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Paper Street intervista i Pulin and the little mice

Trovo molto importante che tra i miei coetanei ci sia ancora chi porta in giro un genere che, come anche il jazz, si sente sempre meno in giro purtroppo…Cosa vuol dire quindi suonare il blues, in Italia, nel 2010?

Bisogna dire innanzi tutto che noi non suoniamo solo blues. All’interno della nostra “miscela” sonora trovano spazio bluegrass, country, musiche da ballo, ragtime e roots music. In generale, suoniamo quello che ci piace e cerchiamo di farlo meglio che possiamo. In fondo, quella americana è una musica che risente molto dell'influenza dei popoli che vi sono “emigrati” (volontariamente o involontariamente). Pertanto, oltre a quella africana, si possono avvertire influenze inglesi, irlandesi, ma anche francesi e spagnole. E in America queste musiche si sono sviluppate, sono cresciute, si sono incrociate, fuse e, poi, sono ripartite e si sono diffuse in tutto il mondo. Chi non ha mai sentito parlare di rock'n roll, di funky, di rhythm’n blues? Questi non sono altro che i figli ed i figliastri di quelle musiche “originali”.
Ciò che caratterizza quest’ultime è il fatto che fossero musiche popolari, legate in maniera indissolubile alla gente. Ci fa piacere per questo cercare in qualche modo di “riportare” alla gente stessa queste musiche. E dobbiamo dirti che, anche se è sempre, in effetti, un po' complicato suonare, otteniamo spesso grande soddisfazione nel portare in giro tutto questo. Se chi ci ascolta batte le mani, balla e canta assieme a noi, questo ci basta per capire che stiamo facendo il nostro lavoro. La cosa curiosa è che tante volte vediamo persone che si ritrovano a battere le mani e a canticchiare, senza neanche sapere magari dove e quando hanno sentito quei brani che noi stiamo suonando. Onestamente non crediamo che il blues, così come altri generi di cui dicevamo sopra, anche se, magari, vecchi e a volte malconci, scompariranno mai veramente. Certo, potranno avere dei momenti di difficoltà, di maggiore o minore successo, ma immaginiamo che non scompariranno mai veramente perché, in un modo o nell'altro, sono radicati nel cuore della gente. D’altronde come diceva l’immenso Muddy Waters: «Il blues esisteva prima che io nascessi. Esisterà sempre. Finché ci sarà gente che soffre ci sarà blues».

Ho notato che le percussioni non sono decisamente quelle standard che troviamo ad un concerto di un gruppo indie…ci spiegate meglio quali sono le alternative alla classica batteria?

Nel nostro viaggio musicale all’interno della tradizione afroamericana siamo venuti a contatto con strumenti percussivi tra i più disparati. La prima “tappa ritmica” è stata sicuramente la scoperta della washboard, forse lo strumento percussivo più utilizzato dai neri nel periodo della schiavitù, in cui la musica veniva suonata utilizzando strumenti e oggetti di uso quotidiano, spesso ben distanti dal mondo musicale. Emblema di questo riciclaggio strumentale è appunto la washboard, riadattata da una comune asse da lavare i panni, a strumento ritmico, percosso con ditali e cucchiai. Vedendo alcuni video su internet di alcuni famosi batteristi blues, come per esempio Willie “Big Eyes” Smith, ho inoltre notato come suonassero dei normali scatoloni di cartone e da li ho iniziato anche io a farne uso suonandoli con le spazzole. Il lato positivo, oltre ad un suono intrigante, è sicuramente il poter avere a dispozione una “batteria” diversa a ogni concerto, usa e getta, il tutto in materiale riciclabile, nel rispetto della natura. Insieme alla washboard e al cartone trovano spazio anche il bodhran e i cucchiai che rappresentano una sorta di ponte tra la musica di matrice tipicamente americana e quella di chiara tradizione irlandese, che spesso trova spazio all’interno dei nostri concerti. A tutto questo si aggiunge anche l’hambone, una tecnica di derivazione prettamente di origine africana che consiste nel percuotere il proprio corpo facendolo diventare un vero e proprio strumento percussivo.

Tre artisti blues, su tutti, che vi hanno influenzato in particolare modo…

Ce ne sarebbero troppi da elencare, davvero. Tra l’altro, dire artisti blues, nel nostro caso, è un po' “limitante” perché, per quanto ammalati di blues, ci sono davvero tanti, tanti artisti anche non propriamente blues che ci hanno influenzato. Di questi ultimi è doveroso citare Woody Guthrie che per noi è un’importante influenza sul piano umano oltre che strettamente musicale. Se ti dobbiamo fare dei nomi di artisti prettamente blues, però, te ne facciamo tre per ognuno…

Pulin: Ry cooder, Robert Johnson, Muddy Waters
Figeu: BB King, Howlin Wolf, Little Walter
Poldo: Washboard Sam, Blind Willie Johnson, Otha Turner

Quali sono i programmi futuri dei Pulin and the little mice?

Suonare ovunque e per chiunque.

Come faranno i lettori di Paper Street per ascoltare i vostri brani?

Possono trovare alcune registrazioni sul nostro spazio myspace all’indirizzo http://www.myspace.com/pulinandthelittlemice o cercare il nostro gruppo su facebook, oppure, ancora meglio, venirci a vedere on stage, che crediamo sia di gran lunga il modo migliore per “sentirci” veramente. Chi volesse maggiori informazioni, può inoltre scriverci all’indirizzo: pulinandthelittlemice@hotmail.it