PSD1414243571PS544ba4f30d2cc

OUTDOOR 2014

L'Urban Art invade gli spazi dismessi della Dogana di San Lorenzo

Adattando per l’occasione una celebre massima calcistica del compianto Vujadin Boškov, si potrebbe affermare: “Formula che vince non si cambia”. Ma sarà poi vero in tutte le situazioni, anche quando si tratta di progetti espositivi? A giudicare da OUTDOOR 2014, il celebre festival di Urban Art romano che apre i battenti dal 25 ottobre fino al 22 novembre nel quartiere di San Lorenzo, forse dovremmo dubitarne.

OUTDOOR, infatti, giunge quest’anno alla sua quinta edizione e, non accontentandosi di riproporre quell’idea vincente che ne ha modellato il successo negli anni precedenti – un festival urbano in cui gli artisti sono chiamati a operare in uno spazio aperto, sui muri e lungo le strade del quartiere Ostiense – decide questa volta di cambiare zona per rimettersi in gioco incorporando una delle location più avvincenti dell’arte urbana internazionale, l’affascinante scenario “post-industriale” dei grandi capannoni di una fabbrica o di un magazzino dismessi da anni. In questo caso si tratta dei 5000 mq della vecchia Dogana di Roma, struttura quasi celata fra i binari, la sopraelevata della tangenziale e le altre architetture, eppure ancora imponente, con ingresso sullo Scalo di San Lorenzo. Tema del festival è per quest’anno “moving forward”, un’esortazione ad andare avanti seguendo, secondo le parole della curatrice Antonella Di Lullo, “un movimento fisico, mentale, emozionale”.

Come a rimarcare la visione internazionale che accomuna i linguaggi della Street Art, per il progetto sono stati selezionati 15 artisti da 6 diverse nazioni, chiamati quindi a concepire i loro lavori con un taglio site specific che potesse dialogare con un’ambientazione così carica, a livello tanto spaziale quanto semantico.

Il percorso espositivo si apre quindi con il romano JBROCK, classe 1979. Il suo è un lavoro completamente avvolgente, segni calligrafici neri convivono in uno spazio cromatico vivace e modulano tutte le pareti dell’ambiente, soffitto compreso. Un horror vacui che non lascia spazi intonsi ma si impone allo sguardo coinvolgendo l’esperienza stessa del visitatore, chiamato qui non solo a osservare ma anche a “giocare”, grazie a un’altalena collocata al centro della sala.

Voltato l’angolo, poi, è la volta di Laurina Paperina (Rovereto, 1980). Scontro e ironia, violenza e sarcasmo, hanno qui le fattezze di un gatto e di un topo che strizzano l’occhio all’immaginario dei cartoon e che dialogano con lo spazio grazie all’allestimento di una grossa tana – un’intera stanza – in cui il topo si nasconde all’avversario e prepara, sghignazzando, la sua controffensiva.

Il duo greco Blaqk riprende invece una ricerca sul segno calligrafico, modulato a 360 gradi sulle pareti di un grosso ambiente dalla struttura regolare. La stanza viene quindi avvolta da un ampio nastro che si dipana dall’alto al basso e in cui lo spettatore può cogliere i movimenti collocandosi al centro della sala.

Sulla parete del lungo corridoio di collegamento delle sale successive è invece ospitato il lavoro della sudafricana Faith 47, una grossa dea marina dalla fattezze michelangiolesche che, quasi a porre l’accento sui drammi anche recenti che vedono coinvolte le migrazioni e il mare, fuoriesce dalle acque per salvare una nave. Tutt’intorno l’artista colloca frasi, parole, aforismi che connotano la scena di richiami ulteriori al viaggio e alle acque.

Con gli stencil della giapponese Lady Aiko lo sguardo ritorna all’immaginario celebre della Pop Art americana. Il bacio di una coppia di amanti, se da un lato riporta alla mente le rielaborazioni fumettistiche di un Lichtenstein, dall’altro gioca ironicamente con le convenzioni del museo grazie a una finta cornice dorata che inquadra la scena e si contrappone alla sacralità apparente di due ragazzine in preghiera sulla parete opposta della stanza.

La stessa “inviolabilità” museale è rimessa in gioco da DOT DOT DOT. L’artista norvegese utilizza i loghi di note marche internazionali, in file da tre, per comporre la parola “Street Art”. Un cordoncino rosso, vietando all’osservatore di avvicinarsi alla parete, richiama l’esposizione spesso asettica del museo tradizionale.

Il francese Thomas Canto allestisce una grossa struttura tridimensionale di fili in tensione e frammenti geometrici in bianco, grigio e nero che dialoga e contraddice la regolarità dello spazio reale, creando uno sfasamento percettivo che richiama le strutture urbane delle metropoli contemporanee.

I tre writer romani Brus, Ike e Hoek intervengono sulle pareti di un’enorme capannone confrontandosi fra loro attraverso una complessa e fortemente cromatica modulazione di segni sia grafici che figurativi che avvolgono le pareti in una successione che non lascia scampo al grigio del cemento.

Una sala più piccola offre il confronto/scontro tra i diversi linguaggi dei due artisti più giovani, quello geometrico di TNEC (Roma, 1989) e quello al tratto, ma ingigantito, del sudafricano Jack Fox.

Con il piemontese Galo le pareti si popolano di volti sovrapposti che si scrutano fra loro e rilanciano lo sguardo sul visitatore che percorre il lungo corridoio interamente popolato da questi personaggi. Unico intervento esterno è quello di Davide Dormino, visibile suggestivamente dalle finestre aperte che interrompono le pareti del percorso espositivo. La sua installazione, rimodulando una matassa di filo di ferro, prosegue in forma immaginaria le strutture metalliche della ferrovia lì vicina. Il variegato viaggio fra i diversi linguaggi degli artisti in mostra si conclude infine con l’immagine ironica e accesa di un agglomerato informe rosa, gelatinoso e occhieggiante, realizzata dell’americano Buff Monster.

Un ulteriore elemento di fascino per questa edizione di OUTDOOR è dato da una caratteristica intrinseca di molta Urban Art contemporanea, la sua esistenza effimera sulle pareti della strade cittadine. Anche in questo caso, infatti, la possibile demolizione degli spazi della Dogana al termine dell’esposizione diventa un elemento concreto che incrina la sicurezza dello spazio chiuso, ricordando ancora una volta il carattere effimero – certo – ma anche sublime, che spinge spesso questi lavori nel flusso vitale e nell’inevitabile processo biologico che dà corpo e deteriora ogni manufatto prodotto dall’uomo. “Osservateci ora” – è l’invito che sembrano rivolgere al pubblico questi spazi – “nessuno sa quale forma questo ambiente assumerà domani”.

(Foto di Matteo Armellini: 2014 ©Matteo Armellini)

Informazioni

Dal 25 ottobre al 22 novembre 2014
Tutti i ven./sab./dom. dalle 12:00 alle 22:00
La Dogana, Via dello Scalo San Lorenzo, 10 – Roma

Sito ufficiale: out-door.it
Pagina Facebook: OUTDOORfestival