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Daft Punk: A french Touch in mostra a Bologna

I Daft Punk esattamente un anno fa lanciavano il loro album Random Access Memories, le tracks come sempre in bilico tra la dance anni Settanta e il timbro vocalmente robotico hanno conquistato ben presto le vette delle classifiche, ormai per tutti il tocco che distingue il loro genere è appunto “french touch”. Il duo parigino ha sicuramente ravvivato questa stagione musicale grazie ai singoli usciti con la solita encomiabile freschezza.

Ono Arte Contemporanea ha deciso di rendere omaggio quello che senza dubbio è uno dei più riusciti dj-project di tutti i tempi: una mostra fotografica per ripercorrere la loro luminosa carriera grazie agli scatti iconici da set fotografico di Claude Gassian e Jay Brooks e quelle da esibizione in cui viene fuori tutta la spettacolarità futuristica del duo. In tal senso un fotografo d’eccezione come Alex Astegiano, fondatore e membro dei Marlene Kuntz, ne ha restituito forse l’immagine più autentica, il mondo dei laser e dei colori acidi come sfondo di una performance totale.

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La mostra ha donato al visitatore uno sguardo globale sull’’universo Daft Punk grazie ai fotografi che si sono prestati a immortalare il duo francese in diverse situazioni e che hanno assolutamente assecondato l’’idea comune circa il loro già affermato ruolo nell’’immaginario Pop. In primo luogo gli scatti di Alex Astegiano sono probabilmente riusciti a sdoganare i rave anni Ottanta e riproposti in chiave quasi cinematografica, mentre i fotografi Gassian e Brooks hanno dato risalto a come il genere musica elettronica non sia più così di nicchia come un tempo ma ispiratore di design (riviste e cinema in questi anni ne hanno fatto ampiamente “ispirazione artistica”).

Come dimenticare le loro colonne sonore del film d’’animazione Interstella 5555 e di Tron Legacy del 2010 (cameo), o quello da loro prodotti e in cui recitarono come Daft Punk’’s Electrorama, in concorso a Cannes nel 2006. Le atmosfere futuristiche che ci offrono Gassian, Brooks e Astegiano ci fanno comprendere quanto sia diventato popolare e complesso, eclettico e fruibile al tempo stesso il cosmo Daft Punk. La mostra mette in evidenza insomma come i Daft Punk siano ormai un autentico fenomeno di culto, da sempre un po’ misteriosi per via del loro stile robot ma anche “human after all”, come recitava il titolo di una loro celebre canzone. I Daft Punk dunque si prestano molto bene a posare per due settori abbastanza distanti come quello dei red carpet e quello degli stroboscopici live.