annie hall diane keaton

Mr Poster Presents: Play it Again Woody!

La musica nel cinema di Allen, spiegata da Randall Poster

Dopo essere stato ospite lo scorso anno, il geniale “music supervisor” statunitense Randall Poster torna al Milano Film Festival con una retrospettiva quasi interamente legata ad uno dei più conosciuti autori del cinema mondiale, Woody Allen, con cui Poster ha spesso collaborato nella creazione di pellicole immortali. Mr. Poster Presents: Play It Again Woody!, un percorso attraverso sette classici di Allen che Poster ha presentato dal vivo con una gran bella cornice di pubblico. A completare la rassegna la divertentissima commedia The Hangover di Todd Phillips, sempre da lui curata e un seguitissimo Dj Set dello stesso Poster, nel sagrato del Teatro Strehler.

Randall Poster esordisce come co-sceneggiatore per un film indipendente, A Matter of Degrees (1990), scritto insieme a Jack Mason e sviluppato al Sundance Institute. Dopo esperienze sporadiche come produttore, il suo primo film da music supervisor è Kids (1995), esordio di Larry Clark, sceneggiato da Harmony Korine, per il quale Poster realizzerà anche l’esordio alla regia Gummo (1997). Il culto dedicato a entrambi i film rende Poster molto richiesto nella scena indipendente americana che si sviluppa negli anni Novanta.

Kids, Larry Clark, 1995

Kids, Larry Clark, 1995

In particolare, diventano fondamentali i legami stretti con autori come Wes Anderson e Todd Haynes, che hanno entrambi l’intuizione di coinvolgere Poster a un livello molto alto di sceneggiatura. A fine anni Novanta inizia la collaborazione con Martin Scorsese. Con quest’ultimo Poster sviluppa un nuovo rapporto, avviato con The Aviator (2004) e giunto al suo culmine con Hugo Cabret (2012). Particolarmente intensa è anche la collaborazione con Todd Phillips, mentre nel 2012 torna a lavorare con Korine per Spring Breakers, presentato alla Mostra di Venezia. Randall Poster ha fondato Search Party, agenzia di consulenza musicale per il cinema, la televisione e la pubblicità. Tra le ultime attività anche il supporto musicale al progetto sostenuto Google It Gets Better, una campagna di video per il web contro l’omofobia. Come producer, Poster ha curato le compilation celebrative Rave On Buddy Holly, in occasione dei 75 anni dalla nascita del folksinger, e Just Tell Me That You Want Me: Tribute To Fleetwood.

Accordi e disaccordi, Woody Allen, 1999

Accordi e disaccordi, Woody Allen, 1999

Alle stesso tempo questa retrospettiva ha avuto un carattere peculiare decisamente caratterizzato da un unico autore. Woody Allen e la musica sono un connubio tanto stretto quanto spesso trascurato nel cinema alleniano, concentrati come si è a capirne l’umorismo. Eppure, si sa, Allen è un clarinettista e un fanatico dello swing, del jazz di New Orleans, di gente come Benny Goodman e Django Reinhardt, al quale è ispirato il personaggio di Emmet Ray in Accordi e disaccordi. Basti un esempio, le canzoni scelte da Allen per i titoli di testa spesso commentano la storia che si sta per vedere, come la maccheronica Agita, unico successo di Nick Apollo Forte, che interpreta un suo alter ego nel graffiante Broadway Danny Rose. Randall Poster spesso è l’unico protagonista di questo rapporto.

Si parte con Il dittatore dello stato libero di Bananas (1971) commedia in cui si racconta come diventare dittatori può essere uno spasso, quando lo stesso Allen rischia di diventare il capo di un piccolo stato sudamericano. Una lezione di satira politica, accompagnata dalla colonna sonora eclettica di Marvin Hamlisch. Poi i sette episodi di Tutto quello che avreste sempre voluto sapere sul sesso* (*ma non avete mai osato chiedere) l’anno successivo, sette novelle per scoprire il mondo del sesso diventano una giostra di scene surreali, da chi ama una pecora ad Allen vestito da spermatozoo che aspetta di uscire. Umorismo dissacrante, accompagnato dalla chitarra jazz di Mundell Lowe. Nel 1973 tocca a Il dormiglione in cui il nostro eroe questa volta è Miles Monroe che si sveglia dall’ibernazione nel 2173 mentre l’America è sotto dittatura; travestito da robot, cercherà la libertà con la poetessa Luna. Fantascienza al ritmo di jazz con Allen al clarinetto nella Preservation Hall Jazz Band.

Manhattan, Woody Allen, 1979

Manhattan, Woody Allen, 1979

Si giunge poi ad uno dei massimi capolavori del cineasta newyorkese datato 1977, Io e Annie, una parabola su ogni possibile storia d’amore. Come nasce, esplode e finisce la storia tra il comico Alvy Singer e Annie Hall, nevrotici con amore. Manifesto della melan-comicità di Allen, tra Freud e Bergman. Con Diane Keaton che intona una It Had To Be You da brividi. Un altro film assoluto e fondamentale è Manhattan (1979) dedica spassionata all’unico vero amore di Allen, la sua New York. La storia di Isaac Davis e delle sue relazioni, diviso tra una giovane ragazza e una donna matura, sono un poema d’amore in bianco e nero per New York. Lo accompagnano le musiche di George Gershwin, guida melodica nell’anima della Grande Mela. Una sintesi pura e assoluta tra musica e immagini, bianco e nero, pubblico e privato.

A seguire la favola sull’epoca del musical che ormai non c’è più Broadway Danny Rose (1984), storia del talent scout Danny Rose che resta invischiato in una vicenda di gangster a causa della conturbante Tina. Woody e gli italoamericani, per una commedia tenera e feroce con la vecchia gloria Apollo Forte, autore del maccheronico “Agita”. Per chiudere, l’ultimo a livello cronologico, uno dei suoi film più particolari: Hannah e le sue sorelle (1986). Descrizione intima delle peripezie esistenziali e sentimentali di tre sorelle, dei loro mariti ed ex mariti, tra frustrazioni, tradimenti e nevrosi. Intricata commedia drammatica che fu un grande successo di pubblico e segnò l’inizio di una nuova fase nella carriera di Allen.

Un’occasione importante di vedere su grande schermo tanti capolavori di Allen e soprattutto di gustarli da un punto di vista diverso, quello dell’amore che si crea tra musica e immagini in movimento. Un occhio, e un orecchio, diverso ma spesso fondamentale per leggere un’opera in modo più totale e completo. E il risultato è comunque riuscitissimo, non solo per gli addetti ai lavori; anzi il più interessato sembrava proprio essere il grande pubblico.