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Milano odia: la polizia non può sparare – Umberto Lenzi

Giulio Sacchi è figlio di una Milano violenta, che non perdona. Giulio Sacchi è un gangster spietato e cinico dal grilletto facile pronto a uccidere in qualunque momento, ovunque, chiunque. E così sarà nei 100 minuti della pellicola in questione che ha per sfondo la città meneghina (specialmente i Navigli e la zona di Porta Genova, riconoscibilissimi soprattutto durante le sequenze iniziali), una metropoli plumbea dove il crimine dilaga senza sosta. Ma in questo triste scenario c’è anche chi prova a contrastare la lotta fra gang, ovvero il commissario Walter Grandi (interpretato da Henry Silva, un altro volto noto del cinema noir italiano) integerrimo membro delle forze dell’ordine che si ritroverà a capo di un indagine da incubo costellata di cadaveri, stupri, rapine e tentativi di insabbiamento.

Il film Milano odia: la polizia non può sparare è uno dei capitoli più celebri del genere poliziottesco nostrano e a dirigerlo c’è infatti un maestro di questo cinema: il toscano Umberto Lenzi, classe 1934, autore di una vasta filmografia che ha attraversato tre decadi del secolo scorso.

La pellicola è diventata, con gli anni, un vero e proprio cult per gli appassionati in quanto lascia molto poco all’immaginazione mostrando, al contrario, cosa può produrre la follia di un uomo con le spalle al muro che vuole tutto e subito. Una messa in scena cruda, un montaggio serrato e una colonna sonora incalzante (composta nientepopodimeno che da Ennio Morricone) confezionano il lungometraggio uscito nelle sale nel lontano 1974.

Una menzione speciale va senz’altro all’asciutta interpretazione del cubano Milian abile nel dar vita a un personaggio tetro e crudele come raramente se ne sono visti al cinema.