banditi a milano

Banditi a Milano – Carlo Lizzani

Autunno 1967. Milano, Largo Zandonai: la banda Cavallero compie una rapina al Banco di Napoli e bagna le strade del capoluogo meneghino col sangue di civili innocenti in una fuga disperata dalla polizia.

Tratto da una storia vera e girato sette mesi dopo questi fatti cruenti, Banditi a Milano di Lizzani alterna il taglio documentaristico con la narrazione poliziesca grazie a digressioni che permettono allo spettatore di comprendere l’evolversi della criminalità organizzata e dei suoi settori a Milano. Si potrebbe definire un film-indagine: l’intervista al commissario Basevi (Tomas Milian) che apre il film ci introduce nell’universo malavitoso in una maniera ampiamente descrittiva e questo scopo didattico prosegue anche nella narrazione, in cui si assiste all’elaborazione e alla messa in scena del colpo alla banca, in una ricostruzione precisa per quanto a tratti romanzata.

Grazie all’uso del flashback si assiste alla realizzazione di un puzzle in cui tassello dopo tassello si rievoca questa sanguinosa vicenda, messa in scena con un ritmo elevato in cui il frequente abuso dei ralenti valorizza le azioni concitate, tanto da far trasparire la tensione che avvolge sia i criminali che la polizia.

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Ulteriore punto di forza della pellicola è sicuramente la caratterizzazione dei personaggi: Gian Maria Volonté si appresta ad interpretare Pietro Cavallero, infondendogli la giusta dose di ambiguità e carisma da renderlo un personaggio necessariamente sopra le righe, esaltato, coraggioso senza essere eccessivo e lo stesso vale per Milian, strenuo e agguerrito difensore della legge.

Manca, ma in questo caso è un difetto poco incisivo, una sorta di empatia da parte del regista: in una delle sequenze che anticipano la rapina si assiste all’uscita dalle proprie case delle vittime del drammatico inseguimento. Lo spettatore sa quale sarà il destino di questi civili ma nonostante questo si avverte una certa freddezza nella regia che impedisce una sorta di pietà nei loro confronti, lasciandoli al ruolo marginale di comparse.

Indubbiamente l’abilità nel dirigere le scene d’azione e gli attori ha reso questa pellicola uno dei capisaldi del genere poliziesco, senza dimenticare l’accuratezza nel descrivere le tensioni che avvolgevano quel periodo storico.