lucy scarlett johansson

Lucy – Luc Besson

Quando Luc Besson mette in scena una storia che prende il nome del protagonista, possiamo essere sicuri che questi sarà una persona speciale e che quella storia avrà modo di catturare e coinvolgere. Dopo Nikita e Leon, anche Lucy segue questa regola. Interpretata da una glaciale Scarlett Johansson, Lucy è una ragazza che viene rapita da un gruppo di criminali a Taiwan, allo scopo di renderla una cavia per sperimentare una sorta di nuovo farmaco: esso le provoca l’effetto di aumentare esponenzialmente la rigenerazione cellulare e la capacità cerebrale fino al 100% delle sue possibilità. Sfuggita al controllo della gang e col farmaco in corpo, sarà compito dei malavitosi eliminarla, ma sarà compito di Lucy, con l’aiuto di un poliziotto francese, recuperare la restante quantità di sostanza in giro per l’Europa, per poi attuare un piano ben preciso.

Per il regista e sceneggiatore francese ancora una storia di ribellione da parte di una persona contro un microsistema coercitivo e ingiusto. Besson sa mantenere il ritmo alto poiché utilizza una scrittura concisa mentre lo svolgimento della storia è scandito dalla progressiva percentuale di capacità cerebrale di volta in volta impiegata da Lucy; inoltre, la messa in scena è molto dinamica e mai banale, componendo sequenze d’azione fluide, di grande intrattenimento.

In Lucy il plot da thriller d’azione si mescola a un pizzico di fantascienza (che visivamente ricorda Matrix) grazie alla riflessione che il film porta avanti sull’evoluzione intellettiva dell’uomo dalla sua nascita fino al presente e futuro; è in questo senso che il regista si lascia alle spalle la crudezza palpabile e l’aderenza alla realtà dei precessori Nikita e Leon. Ipotizzando cosa accadrebbe al corpo umano se fosse in grado di utilizzare il 100% delle proprie capacità cerebrali, Besson varca la sottile linea rossa tra realtà e fantasia, sebbene la premessa (fondata su basi scientifiche come la teoria evoluzionistica di Darwin) posizioni il film in bilico tra i due mondi. Se da un lato tutto questo accresce molto il valore di un thriller d’azione, dall’altro il suo sviluppo rende il film troppo risolutivo: alla fine si ha la sensazione che sia terminato troppo in fretta e che la missione di Lucy sia stata “troppo semplice”. Lo sfruttamento della scienza ai danni dell’uomo andava forse inserito all’interno di un contesto narrativo più ampio: magari per sfociare in una critica al modus operandi delle multinazionali, oppure per rivelare potenziali limiti dell’organismo onnipotente di Lucy e renderle quindi le cose un po’ più difficili (quindi più “cinematografiche”, più appassionanti).

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