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Lion – La strada verso casa – Garth Davis

Trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. A chi non è mai capitato di dire questa frase o di essere protagonista di sfortunate coincidenze che portano a essere vittima di qualcosa di poco piacevole? La gravità poi dipenderà da quanto il fato avrà in serbo per noi.

Saroo è un bambino di cinque anni che vive in un piccolo villaggio indiano con la madre e il suo amatissimo fratello Guddu, che segue sempre come un’ombra. Una sera, mentre aspetta il ritorno del fratello dai campi dove era andato per lavorare, si addormenta per sbaglio su un treno. Al risveglio il piccolo Saroo si ritrova a migliaia di chilometri da casa, solo, incapace di comunicare con chiunque e senza un posto dove dormire. Dopo un brutto periodo per strada trova in una famiglia australiana una via per un nuovo inizio. Almeno fino a quando, ormai trentenne, sente il bisogno di riscoprire le proprie radici e, aiutato dalla tecnologia, proverà a ritrovare la strada verso la sua (vera) casa…

I primi quaranta minuti di Lion sono una delle cose più belle viste al cinema quest’anno. Garth Davis ha trovato la chiave perfetta per raccontare il tormento e la solitudine del piccolo Saroo, interpretato in modo toccante da Sunny Pawar (qui al suo primo film) su cui pesa l’onere di sostenere tutto il film. Durante questa prima parte non vediamo altri se non lui e i suoi occhi grandi e dotati di un’espressività fuori dal comune, non sentiamo altri se non lui che ripete fino allo sfinimento e senza successo il nome del suo villaggio: il risultato è totalizzante. Una scelta coraggiosa, insolita, che porta lo spettatore a provare subito un forte legame con il piccolo Saroo/Sunny. In questa prima parte Davis non fa sbavature, complice anche una sceneggiatura solida e ben equilibrata. Con l’ingresso del “cast internazionale” e con il piccolo Sunny che lascia il posto a Dev Patel – che interpreta Saroo adulto – il film diventa più convenzionale, ma non per questo meno commovente.

Il merito è anche da attribuirsi al cast, affiatato e in stato di grazia; oltre al piccolo Sunny Pawar, abbiamo Dev Patel, con un’interpretazione matura e commovente e, infine, un’intensa Nicole Kidman che ci regala una prova d’attrice estremamente spontanea e sentita, soprattutto nel suo lungo monologo, dove la vita privata dell’attrice e quella del personaggio si fondono perfettamente, facendoci trattenere a stento le lacrime.

Una storia incredibile, raccontata in modo intelligente e senza i soliti stratagemmi ricattatori ma che, al contrario, ruggisce con tutta la sua forza e vitalità.